Maggio è un mese che ha l'odore dei fiori, delle serate senza i giubbotti che iniziano con un aperitivo alla Rocca e finiscono da Otello o in un girone di scantinamento solito invernale; i 2 decumani che vanno da Portegno o da Mezcal, luna in perigeo, lemmi per esistere, dimenticare, respirare, provare a farsi perdonare; dall'odore di pelle invernale, di seta dipinta, di capelli che s'impigliano nella pelle, della pioggia, del cielo terso dopo la pioggia, di odore della porta del carico delle scene del Teatro Ebe Stignani, della panchina dove vennero inscenati milioni di baci, con una luna di carta, le scale di velluto, le campanelle dell'ordine di tornare a casa, e io con passo incerto di realtà innescate...
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