Translate

Visualizzazione post con etichetta ogni osa è illuminata. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta ogni osa è illuminata. Mostra tutti i post

27.10.15

Malinconia sottile...

"Nevrosi, lenta..."

Eravamo ad un passo dal mondo
Succede cosí quando ci si innamora
Poi il ritmo costante del tempo
Ricordi quell'alba a Brisbane? O la luna sopra a un mercato del pesce a Bari? Era pura poesia
La piazza di Trieste da dove si sentiva il mare, sulla pelle e nel naso
Il dockland di Londra e la vista dalla Tate, in tutti quei posti dove sono stata con te e non sono mai stata.
Mi sembra di sentire ancora la tua voce, quella dei racconti e quella della passione
Delle tue carezze timide, delle tue lontananze infinite
Dei silenzi di anni, dei miei sogni costanti
Eri tu, solo giovinezza, o amore per la vita?
E' qui, ma non la respiro, tutta quella gioia.

25.4.15

Da Platia Omonia

C'e' un posto dove una rotonda non piu' vecchia di un decennio, scandisce il rumore e un traffico di marmitte taroccate dal 92 al 2001; di clacson dei "tariffas" gialli, dei lavori eternamente in corso, dove pendevano le mura la dove si vede l'Acropoli e in tutti i punti di quella citta' ideale,  si vedeva l'Acropoli.
 Anche se mescolo la storia, di chi ci ando' 40 anni fa in viaggio di nozze, cioe' coloro che mi diedero la culla e i miei passi di 15 anni fa, sulle rocce che al sole di marmo brillavan di rosa.
E il manto di cielo di quell'ora lì, io lo avro' incorniciato nelle pupille sempre, come l'ora piu' viva della mia vita, dove sentivo addosso quell'onda di luce che mi buttava sempre in un mare infinito e grandioso.
C'erano gli alberghi tutti, quelli dei turisti, c'erano le case basse e chiuse, con una lanterna accesa se la "casa" era aperta.
Questi alberghi e Grand Hotel mi avevano sempre affascinato, e immaginavo di lavorarci dentro, di parlare il greco col quel tono armonico e cantato o di essere un'altra moltitudine di persona che passava in quella piazza, si mangiava una tiropita al volo sopra a un motorino, vendeva valigie di pelle falsa e ti rincorreva per farti il prezzo buono, o una donna dalla pelle di ceramica dai tratti orientali e un fazzoletto di seta rosso al collo che sembrava scivolarle come un drago a chinatown.
L'hotel Parigi era una bettola a tre stelle, per lo piu' per studenti, italiani, spagnoli, inglesi; e ogni drakmes sbattuta sul bancone tra le bandierine greche, aveva fatto il giro del mondo, nei sogni di Ulisse e di alcune sirene, che da un'isola all'altra si ritrovavano nel caldo implacabile e ancestrale di Atene, sulla strada del porto e del mare.
Quanti estati, di quelle che ti cambiano la vita, si incrociavano sugli stessi passi, nel filibus scintillante dalle sedie di legno che sembravano elettriche; fin sotto alle piastrelle della metropolitana post decò verdi e anni settanta, dell'unica linea, prima delle Olimpiadi.
C'e' chi c'era andato con la cinquecento ad Atene, passando per la Juguslavia, e aquando si chiamava ancora così; con la musica e l'allegria spietata degli spari dei Balcani, le nuvole di piombo di certi giorni che avevano ammazzato Panagoulis, per un'altra strada, dove abitavo io, per Agios Dimitrios.
Così tante rose, ogni giorno, perdere petali di sangue di gioventù rubate di bambini ad offrirti un sorriso puro anche se orchestrato.
Il vento caldo, la pelle calda e una luce che io ricollego nella mia mente e nel mio cuore, solo ad Atene, quella che ti prende per pazzo, a quarantacinque gradi nella piazza, platia Omonia, che aveva anche le palme a Natale, e lucine sgangagliate tutt'uno con i lampioni dell'elettricita' e le palline florescienti dei pachistani a vender ai turisti.
Che caos e che infinito groviglio di pasticci e odori, colori e crocevie.
Ah, come mi manca tutta la matassa da sfilare, ora che e' così facile avere un orgasmo malinconico.
Una perla alla volta, e squame cangianti di quelle code di sirena, canti e santi per ogni giorno e per la Pasqua, dove ogni volta rinascevo da una barca.
E c'erano i gabbiani al mercato, con l'odore del mare su un piattino del caffe' con le onde di sabbia da gustare piano.
Il canto delle cicale, dove mai piu', in qualsiasi mondo, potro' mai riposare così bene come quei pomeriggi lenti.
Dove immense braccia di un ulivo mi tiravano i capelli lunghi, col profumo di resina, anche le mie labbra imbevute di vino divino, e di retzina.
E i tuoi dolci mielosi e turchi, da quel Bosforo ventoso e dai mille tesori, ancora brillano negli occhi di chi mi amava; sopra a una barca colorata e dalla vela di seta, brillare al sole.
Non ti direi mai addio Grecia, perche' mai ti ho lasciato sola a tutta la tua bellezza; e in questi pomeriggi lontani e orientali e sovrumani nella nostalgia, mi piace riviverti tutta dentro per non perderti.




2.4.15

In rotta..





Perche' il mare porta via ogni dolore, nell'infinito suo gettarsi, rifarsi e spumeggiare, come se un sogno potesse ricominciare ancora.
Come si fa a non amarti? A rimanere dall'altra parte, dove non c'e' la tua carica, il tuo sale, il tuo
profumo,la tua brezza, la tua corrente, la tua luce in milioni di gocce.
Va bene anche se e' burrasca, ne vale la pena, di salir su quella barca, che quieta veleggia e poi s'impazza e mi colma e mi calma..
Australia di questa impasse, nelle lunghe ore del tuo poetico andare e tornare e venire.
Come una bomba dentro il mare, in profondita', in un'esplosione sorda e lungimirante.
Magari, fosse destino, il nostro prenderci e portarci via, da un'isola alla Corto Maltese, dove tengo in braccio un bimbo in fasce, con gli occhi che mi brillano, pensando se fosse nostro.
E poi tornero' senza fermarmi, abbandonando il viaggio, senza aver viaggiato, mai.

30.3.15

Giorno


Grazie per questa alba nello stesso tempo e nello stesso posto.
Noi che siamo un non tempo e non luogo come la nostra storia e come un aereoplano
Di un cielo che si e' aperto poco prima che arrivassi e ha cambiato i colori di minuto in minuto, anche se il tempo era poco e una corsa in taxi e solo pochi compounds and mixtures di case vittoriane, china town e il river..
E' in un attimo che arriva un temporale, che i toni si fanno cupi, dopo uno sprazzo di sole, aver guardato in alto ed essersi sentiti unici in un posto che e' bellezza e idea e sogno di qualcuno, che e' costato un bilion come dice il taxista, e il tempo fa tic tac, e un' altra vita che deve continuare..
Ma se pensi che dimentichi tutto questo, come si dimentica un'alba, no, non lo faro'.
In quei momenti prima dell'alba e con gli occhi chiusi di una abbraccio dove si sente tutto; e' stara' tutto qui, nell'ombra e nella luce di un sogno..
In questo non tempo, in questo non spazio dove siamo stati oggi, persi nei fusi orari, nelle orchidee e in tutti i fiori sbocciati.



12.1.15

Luce dei miei occhi

E il cielo..e' difficile raccontare la fantasia del cielo, quello di quel giorno cambiato in ogni strato di tempo.
Dall'azzurro puro del pomeriggio, al blu che sempre cogliamo raro come una purezza, con anche una stella cadente tra i grattacieli, in quel lunedì sera.
La luce, sulle prospettive alte, un cielo formato dalle punte di quegli iceberg grigio blu, fino al nero cilestrino che si staccava da quella contorta sponda di luogo, così pieno di tutto per una volta in quel mondo.

5.1.15

Inverno

Mi hanno detto di te cara Imolina, che ieri eri sedotta da un sole bellissimo dopo una fioccata di neve.
Mi hanno detto che sui tetti si scioglievano quei baci bianchi ancor prima di posarsi
E il mondo dall'altra parte con un equatore stanco piangeva solo ininterrottamente.
Brillava di tuoni, al massimo, rompendo il silenzio lungo, il brusio costante.
Un silenzio pieno di parole, di sogni e anima.
Mi hanno detto che la luna era piena di te.


"Viene Gennaio silenzioso e lieve un fiume addormentato, tra le sue rive giace come neve il mio corpo malato
Sono distese lungo la pianura bianche file di campi, son come amanti dopo l'avventura neri alberi stanchi, neri alberi stanchi.

23.10.14

Tempo dei ricordi

Tempo di autunno, tempo che cambia l'ora e da qualche parte allontana di un'ora ancora alla mia terra, terra di autunno appunto, non di questa terra, ancora calda, ancora cangiante, nella rugiada delle foglie, la mattina, nella bruma poco prima di far giorno e umido e caldo.
Tempo di Halloween, di costumi made in china al supermarket, di cinesi che si fotografano davanti alle mie decorazioni davanti a casa, di teschi, tombe e pipistrelli..si sa, il macabro e' il loro umorismo principale.
Tempo che chiude le grandi storie d'amore, e nel picco di questo si sente la bellezza, quel tempo che hai dato, vissuto, violato e che cadra' a terra come una foglia stinta.
Sull'autobus uno studente si e' seduto accanto a me e mi ha detto di venire da Budapest, quanto ho amato la sua citta' gli ho detto, forse la piu' bella di tutta quell'Europa decadente.
Il tassista invece mi ha detto di comprare un piccolo Buddha con la faccia ironica che si muove, tipo i nostri cani sul cruscotto dello zio Pino.
Si trovano a China Town, continua a ripetermi, very cheap, very cheap, e portano fortuna.

27.8.14


Una malinconia


Molto spesso in questo posto che io uso chiamare il mio esilio ma non in senso cosi negativo, vivo di malinconie totali, brillate nella mente in un attimo casuale, quando un pensiero si scontra con uno spazio o un tempo immaginario, o di solito e' una nebbia, una luce, un oggetto che mi riporta a quella vita parallela.
Qui e' facile avere la malinconia, e' tutto cosi asettico che ti lascia comporre e immaginare quello che non c'e', riempire il vuoto con un mare che brilla, delle strade di campagna, dei palazzi antichi, dei
campanili che si scrutano tra il cielo e dei pini odorosi.
Una piana che fa intravedere quel mare, da una casa diroccata che era bombardata e che da sempre mi ha dato quel senso di infinito anche in un mondo di provincia.
La mancanza, da sempre si riempie con il sogno, così sono felice di non vivere in una citta' piena di eterno come Roma, o negli echi di tutti gli artisti miei preferiti in una Parigi degli inizi del 900, anche se doveva essere proprio un bel bordello di pathos e arte, da sguazzarci a ogni passo..ma e' solo malinconia a ripensarci.
Qualcuno ha chiamato questo posto un "non luogo" ma sticazzi, questo e' il mondo dove vivo io e c'e' tutto, C'e' Pound, D'Annunzio, Matisse, Ernst, Modigliani, Hemingway, Chagall, Satie, Fitzgerald.
E' la compostezza dell'Asia, che gli occidentali non sanno capire, e' la sua non volgarita' eterna mentre sprigiona incenso nelle strade.
E non e' la vallata del Santerno con un manto di nebbia, ne la tramontana che raggiunge la Sardegna e il suo mare, ma e' la mia  rabbia allo stesso modo.



4.8.14

Panta Rei

Aver re innescato un mulinello imolese che era meglio lasciare affondare, una finestra sul mondo che avrei preferito non guardare piu' perche' le conseguenze e i rimpianti di quel vedere sono insostenibili, come non si puo' riavere il passato, prendere un treno perso, vivere di malinconie che non vivono perche' sono malinconie..al massimo si puo' vivere in un sogno.
E quei mobili, quelle cose, che tanto mi creavano ansia, ora viaggiano in un container nel mare, di un tratto che attraversa il mondo e portano tutto lontano e tutto per essere rivissuto, e forse per la paura di dover smettere di sognare ho sognato che tutto affondava negli abissi come la scena del Titanic, i piatti, il como', la scrivania e i quadri rovesciarsi e inabissarsi.
Ritorno in quella camera, la mia memoria e' pregna di tutti i particolari, dalla scala con l'odore di parquet, davanti un mobiletto dove erano esposti i ricordi di viaggio, Messico, Guatemala, oggettini artigianali di terra cotta, di legno, forse un mio narghile' dalla Tunisia. Il bagno stile barca a vela, le piastrelle verdi azzurre, nere, bianche. Lo specchio che ci guardava nelle nostre paure, nei nostri piaceri nei nostri viverci. Il divano, la tv, le mensole con i libri e le videocassette, le foto dei ricordi dei viaggi, davanti ad un Castello per andare all' Oktoberfest, foto di amici, di un gruppo di amici unito, le cornici erano spesse e tutt'uno con la foto, mi piaceva quel metodo di stampa; il gufo di ceramica, era stato messo in mezzo a li, e anche una bottiglietta rosa di rosolio, ricordino della gita ad Assisi di terza superiore, la birra rossa col nome, portata da una gita in Puglia di A.P.; il tappeto kilim o chissa' cosa, i gabbiani di legno appesi con un filo che volavano leggeri con un tocco, il terrazzino un po' cupo ma da dove si vedevano le stelle, dal velux anche, sopra al letto, le due scrivanie di legno una piu' bassa, il disegno di carboncino che ti piaceva tanto, la piccola porta che dava su di una intercapedine del muro, dove stava il casino, il passato, l'inutile, il classico sgombraroba. Ci ho lasciato le Clark stese sul pavimento tante volte, i vestiti anni 90, le mutande, i cappotti dell'inverno quando fuori c'era la nebbia.
Ho rivisto foto nuove in cui come una luna compare a meta', ho visto facce che non conoscevo e facce vecchie, e ho capito subito chi aveva scopato con te, e immaginarmelo e' stato inabissante.
Ho rivisto una casa nuova che era gia' vecchia per me, che aveva una luce diversa da quando la varcai io, ed era piena di gente che non sa della mia esistenza, ed e' quello che resta, oggi. 

16.6.14

Ode a maggio e giugno, in italia.

Ah come mi piace questo giugno, con il suo fresco dopo la pioggia, un tifone alle 3 di notte sopra Imola, una tempesta di lampi, la grandine come palline da tennis, giornate infuocate di caldo, nuvole sparse..occhi gonfi di lacrime e di gioia.
E che maggio, giorno al Lido, in un silenzio sovrumano..dietro al giardino vicino al ciliegio sbocciato lento al primo caldo, e i gelsomini esplodere dai balconi.
E anche l'amore lento.
Gli amici, che come il sole non mi hanno mai abbandonato, il mangiare bene, il tirare tardi, i tramonti cercati e in un tutt'uno a Venezia e la Giudecca.
Il tai chi, sopra i tetti della Guggenheim, gli spritz davanti alla laguna, il martini all' Excelsior e il mare, la luce che a strisce arrivava fino alle sedie di Otello, e baciava le bocche piu' belle, la nostra vita, piccola e sognata che vive di casualita'.
O vivendo in questo panico sensuale infinitamente leggero.


28.11.13

L'albero di Natale



Il puntale del mio albero da bambina era una stella di vetro comprata alla cartoleria della via Emilia vicino al teatro, avevo circa 6-7 anni e mentre compravano accessori per la scuola il Natale si avvicinava e mamma comprava alcune nuove decorazioni alla cartoleria. L'albero era un abete vero, quasi ogni anno comprato nuovo perche' dopo i vari tentativi di piantarlo in un vaso e vederlo perdere gli aghi ogni anno mamma' lo voleva VERO! all'inizio sapeva di resina e profumava, poi piano piano si rinsecchiva col riscaldamento condominale a busso e diventava parte dellla moquette verde.C'era la pallina azzurra, spruzzata di brillantini bianchi molto anni 80, rigorosamente di plastica, c'era quella di vetro rossa luccicante, la versione famiglia delle palline natalizie piu' classiche, la media, la grande e la piccola, la serie degli gnomi austriaci indaffarati a far qualcosa, le luci a palla di plastica colorate, gialle, arancioni, verdi e rosse unite da un filo plasticoso verde che si sbizzarrivano in cantilene musicali da pile scariche, parecchie cromie di luci alternate, una decina di palline in vetro preziose comprate a Salisburgo, di cui non ne e' rimasta neanche una. Il filo d'argento spelacchiato riusato ogni anno in tutte le salse, il soldatino di vetro con i colori sbiaditi, il torero, l'angelo di stoffa, le stelle argentate di midollino, e la poltroncina dell'orsetto.
Facevano l'albero di Natale piu' kitsch dell' universo! E la mia meraviglia davanti a esso per piu' di un decennio. Lo sguardo era fisso tra quel luminare e la tv Brionvega nera, alternativamente.
Ora, babbuine, godetevi il vostro albero finto made in China, con tre palline comprate al supermarcket, piu' i leccalecca a bastoncino che si sono sciolti in una notte in questo Natale a 30 gradi...

23.9.13

Mid-Autumn Chinese Lantern Festival-Walk


La festa di inizio autunno ( 30 gradi umidissimo) si e' levata in aria in tutto il suo entusiasmo orientale pacato e leggiadro; ogni parco era ricolmo di lanterne colorate e illuminate anche dalla luce della luna piena, lanterne rosse e grandi venivano accese la sera e fatte volare come piccole mongolfiere in un cielo blu, misto ciano di foschie e polvere. Così vederle gonfiarsi in un attimo e galleggiare nel vento caute come nuvole, sullo specchio d'acqua di lake side.Trovarmi poi a mangiare del coccodrillo piccante con un siciliano, due milanesi e un emiliano mi ha fatto sentire leggera e con  le pupille specchiate in un cielo di stelle, quando poi la sera si fa notte e cerco di trovare la via lattea come la linea della metro, in questo grande aglomerato di luci e via vai dove scorro la mia vita, e per quanto ancora stia cercando, la vita qui passera' ancora per qualche anno, ricordandomi sempre la prima volta dove ho visto le stelle cadenti al fiume a Coniale in quel fresco, scorrere di foglie e acqua brillante, che sete mi sprigiona al sol pensiero. Volate miei pensieri, io sono serena al mondo! Gioia e una vasca piena di birre cinesi con un sapore piccante in bocca, voglia di parlare, conoscere, capire i gesti e i sorrisi nelle sfumature delle pelli, una citta' piena di ragazze indiane bellissime, che portano la preghiera e i sogni nei loro mehindi, cogli occhi neri e vellutati mischiati all'ambra e allo zafferano, le vedi nella metro e sembrano tutte principesse, come mi ha detto Viola.
Poi abbiamo camminato anche per il nostro quartiere, che è il campus universitario, dove ognuno e' forse qui solo di passaggio, nessuno è a casa sua davvero, in un certo senso, e tutte le luci di queste case che si accendevano dei sorrisi dei bambini, lente le lanterne hanno camminato verso casa, insieme alla musica miagolante di piccole melodie in lanterne moderne; insieme a quel gruppo di vicini di casa a cui ci affianchiamodove anche gli alberi cantano di fruscii e mesti della pioggia e infestati di natura vivente nascondono occhi e linguaggi magici di uccellini, insetti e formiche copiose o lucertole che per un attimo ci guardano coi loro occhi stralunati inclinando la testa.
Tutto intorno a me nella notte sembrava brillare dall'interno, nelle case, nella metro, nei caffè, la luce della luna che colpiva a tratti le finestre del treno rialzato, quelle al neon underground, l'ondeggiare dei fili della luce nel vento basso e le macchine infilarsi in delle scie florescienti dietro gli alberi luminosi di Gardens by the Bay, le persone passeggiare in una strada di pietre scintillanti, credo che tutti siano fatti di luce, e una volta in una luna blu, ho avuto la fortuna di intravedere dentro di essa.



17.9.13

Moon festival


La mattina rilassata per andare a scuola senza sveglia puntata e' una manna dal cielo, ora Pepe non prende piu' il bus per la Montessori ma si e' trasferita nel kindergarten qui al campus con Viola, quindi ci alziamo con calma verso le 7,30-8 facciamo colazione con pane e Nutella, o con pane e marmellata di Marks & Spencer, ci mettiamo le divise e gli zaini rosa delle principesse e di Dora e ci incamminiamo verso la scuolina. Una bellissima scuolina dove imparano veramente tanto.Parlano in cinese inglese e singlish soprattutto..Ieri c'e' stata la festa delle lanterne, una tradizione cinese e ognuno aveva la sua, ma dalle vecchie e tradizionali lanterne di carta rosse "comuniste" si e' passati al consumismo per l'infanzia walt disney e  warner bros, con lanterne a forma di angry birds, spider man, ancora Dora l'esploratrice che imperversa e addirittura ho anche visto quella di Sponge Bob che faceva le bolle..insomma chi piu' ne ha piu' ne metta! E ogni sogno si avvera..

13.8.13

Block 35f la finestra sul cortile..


Basement: "la topaia"
Primo piano: bambino mezzo autistico indiano e famiglia ora in ramadam
Secondo piano: famiglia dutch, lui fa fatica a salutare, il figlio si vede ogni 2 mesi, la moglie,la biondina.
Terzo piano: famiglia cinese, Bonnie l'amichetta di Viola..
Quarto piano: il puttaniere unbriaco che ogni venerdi porta qualcuno.
Quinto piano: famiglia indocinese, bambino di otto anni che si fa continuamente male.
Sesto piano dirimpetto: Tanvi e Julien, che tesori..
Settimo piano: LA PIANISTA bambina cinese di 14 anni ai lavori forzati..madonna che ansia..
Ottavo piano: la famiglia irladese e le figlie bellissime adolescenti in erba.
Nono piano: gli indiani e noi.
Decimo piano: la famiglia brambilla e la "zoccola" sempre con gli zoccoli a far casino sopra la mia testa.
Undicesimo piano: I Marsili- Guadarrama, romani messicani, il mitico Leo.
Dodicesimo piano: i cinesi alla riscossa
Tredicesimo piano: cinesi e i pappagalli rompiballe alla mattina.


8.2.13

EPOCA...

Il Clan Destino a Faenza e' stata un'epoca per me, da quando ci andavo a scuola di fianco e dentro a imparare a fumare, a condividere e a progettare tavole per il Ballardini, ancora di fianco, al Mic con i cinesi per i workshop, a mangiare solo noi il giorno di chiusura artistici piatti, ma soprattutto con le mie amiche per le serate piu' grandiose e memorabili..parlando della vita in ogni nota..

Epoca e' un video girato al Clan da Dulcamara, e nei miei adorati e poetici calanchi, con le parole di un'epoca cosi' nostra, che non c'e' piu' e chi ci ha formati nel carattere e in questa poetica vita di cime di monti o di fumi bassi, di amori lasciati e di musica inebriante che ci faceva ballare, cantare e buttare fuori l'aria, ad aspettare al freddo,perche' sperare e illuderci ci faceva sentire vive e anche oggi e' lo stesso..e ci sono ancora le mie amiche..anche nel video!

20.12.12

Malafeeeeemmenaaaaa!!!


E a maggio ne arriva un'altraaaaaaaahhhhhhhh
Oh, facciamo il gineceo e bona le'...
Che meraviglia!!! 

10.12.12

Saluto Atene...

E mi spiace lasciare cose, e non mi dispiace lasciarne altre:


Gli alberi di portokalia ovunque
Il muro di Kalimarmaro di fianco a me
Gli ulivi che brillano al sole
Le case con l'intonaco bianco nuovo e quelle basse e distrutte
Le case di Plaka
Il cielo di Thission
Capo Sounio
La paidakia di Evia
Le domeniche da Valentina e Memos

La scuola delle bimbe e kiria Vasso
Le melanzane

Lo slalon per le strade per non pestare una cacca
La porchetta nelle vetrine di plastica in strada
I piccioni maledetti sempre!
Gli zingari bambini che suonano la fisarmonica
I dolci greci

1.12.12

La Cina e' vicina..



Al ristorante cinese ci vado appassionatamente da quanto avevo 16 anni, ci andavo con Francesca e Gisella, con i fidanzatini e le compagne di classe...l'adoravo, l'adoro ancora oggi, quasi ogni volta che esco con mio marito...E la Cina me l'ha attaccata come una stoffa di seta al cuore..e come prossima vita e viaggio chiamandolo casa. Tra i suoi percorsi tra  Pechino e Shanghay, abbiamo scelto Singapore, un po' meno Cina, piu' Inghilterra con la pioggia ma con 30 gradi tutto l'anno, con flora e fauna degna di sogni e avventure di Sandokan, della tigre, simbolo della citta' e una bandiera simile a quella turca; e gia' un bell'assaggino di cinesita' l'ho avuto questa estate con il workshop organizzato
con meduproject...Dove abbiamo passato giorni memorabili tra Faenza e la ceramica, Venezia e lo shopping maratona Prada...
Adorabili ominidi scherzosi, pieni di pathos e di poesia, stacanovisti e idealisti, che adorano i bambini, con la finezza e l'arte in ogni gesto come per una cerimonia del te', beoni a scommessa che diventa la sfida alla vita o alla morte, facendo alla bavarese con bicchieroni di vino rosso e disgustatori di gelato e dolci, attenti a tutto e pregnanti come spugne di bellezza che li circonda e che fanno loro all'istante, dei piccoli angeli li chiamerei, pieni di arte e curiosi di vita, una spendida cultura, tra umorismo macabro, brindisi all'ultima goccia per l'onore e mani per costruire ogni sogno possibile.




10.11.12

Riflessi...


Da una parte l'antico monumento e dall'altra il monumentale contemporaneo, il paradosso di due riflessi e diverse realta'. Questo museo in tre parti modulate come una statua, ma come nel mistero e nell'alchimia di una chimera, nel richiamo di una gorgona, che galleggia in superficie nella base visibile degli scavi archeologici per puntare al cielo azzurro che fa da specchio non delineando una linea       precisa, nel tutto lineare di questi pilastri esili di cemento armato. Al piano di mezzo una bellissima terrazza che fa da caffetteria con un mordido cappuccino, torta di mele alla greca e piante di ulivo e rosmarino sui tavoli, l'aria sembra cosi' pulita dal traffico vicino, tersa, libera la passeggiata che attornia le case con le verande e le rampicanti di buganville, qualche cane grasso riposa sulle pietre antiche e     moderne, con la musica dei soliti zingarelli con la fisarmonica di carta colorata, i     pistacchi turchi, il croccante che brucia nella piastra rotante che si riflette negli occhi di un bambino, nel cane che annusa  in disparte, tra il fregio degli alberi,le linee dell'Acropoli, le nuvole dello zucchero filato. Quanti riflessi che non sono mai uguali alla realta' e questa storia da una parte non esiste.