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9.5.12

LUCI DI SCENA

NEL FILM....Mai finito della mia vita...

Ma..una giornata perfetta...una domenica piovosa, in mezzo alla campagna, dopo le nuvole, il castello di Brisighella, in mezzo ai sogni, alle battute, ai copioni, alle macchine da presa, agli amici, ai bambini, ai costumi anni venti, alla merenda con pane salame e vino, a ridere, a non ricordarci le battute da quanto avevamo bevuto..a vivere come sempre..

20.12.10

Alla mia Penelope


Pepe questo è per te, che tra poco è Natale e sarai battezzata, e ti voglio raccontare il miracolo di come sei venuta al mondo:
Era appena iniziata l'estate del 2009, l'estate più brutta della mia vita, in cui ogni giorno andavo all'ospedale a trovare il mio babbo, il tuo nonno che non hai mai conosciuto, un babbo che mi ha dato tanto, un'amore senza richiesta, e un mondo d'amore che raccontava un mondo di straordinarie parole, di migliaia di libri che aveva letto e di milioni di cose che ogni giorno mi insegnava; dai trucchetti matematici, alla filosofia greca, ad una canzone di De Andrè, alla barzelletta sentita in piazza. Mi dava tutto senza che me ne accorgessi...E questo io voglio essere per te.
E' nella malattia e nel dolore, quando ci si ferma a pensare alla vita, che ci si sente come nuvole al vento, le guardi con la consapevolezza che svaniranno nella luce, sono così perfette e magnetiche, ti riportano all'infanzia, a quell'inizio della vita..
E quando si nasce, quando tu sei nata, tutto si chiude e si ricomincia daccapo a vivere.
Non parlo di nuvole o di aria fritta, mi dica qualcuno se non devo credere alla speranza e nei miracoli, quando un anno prima che tu nascessi mi hanno trovato un nodulo al seno, quando il mio babbo aveva terminato la chemio e tutto gli andava bene; solo un genitore può augurarsi di morire al posto del figlio, e quella preghiera del prendi me si è avverata, come ad un tratto io ero guarita e tu eri di nuovo malato.
Quei lunghi mesi in ospedale ci hanno trasformati tutti in nuvole nere dalle piogge incessanti e in quegli istanti di attesa e di rabbia, tu, piccola Penelope sei nata nella mia pancia, facendo crescere un sogno.
I giorni passavano ancora lenti e annebbiati e anche tu avevi smesso di crederci, l'embrione che eri sembrava non potesse farcela a crescere e più di una volta ha minacciato di andarsene, fino a quel giorno, in cui l'ho detto al mio babbo, il momento più difficile della mia vita, uno dei pochi in cui eri lucido fino in fondo e non intontito dalla morfina, quel momento così difficile, perchè sapevamo tutti e due che non saresti mai riuscito a vederla, quel momento che mi ha fatto sentire la bellezza del dolore.
Quella notte mi hanno ricoverato, perchè sembrava ti stessi perdendo, ma abbiamo lottato e sei rimasta, quella notte lui se n'è andato, per lasciare il posto a te, fino a quando non aveva trovato il modo giusto per salutarci, tra gli stenti e il calvario non se n'era andato, l'ha fatto quando era in pace, con la lucidità di un sogno. Che nuvole sono le vite..
Come secondo figlio ho avuto più facilità a tirarti fuori nel mondo...durante il travaglio ho cantato l'opera sotto la doccia e ho spinto nell'acqua, 4 ore di dolore che trascendevano l'amore e la bellezza, per un tuo piccolo pianto e due occhietti che illuminavano il mondo, ed ora so cos'è l'inferno e cosa il paradiso.
So che ogni nostro giorno è illuminato dalla luce dei tuoi occhi e dalle persone che abbiamo amato, e sento ogni giorno questa sensazione.... di essere amata da Dio...

16.2.09

MIA XARA (una gioia)



I cd appesi nelle terrazze di Atene, si specchiano su quelli del balcone della finestra di fronte, non voglio neanche sapere perchè esiste questa usanza curiosa, so solo che mi piace e la voglio ricordare.