Translate

Visualizzazione post con etichetta remember. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta remember. Mostra tutti i post

24.4.15

Quei giorni a Bologna

I locali gay a Bologna sono sempre stati i migliori, il Cassero, quand'era ancora a porta Saragozza il Kinkii il mercoledì, il Vipera...
Vip..era, negli anni 80 era un autentico covo di vip e di gente "avanti" tra righe, travestiti, ore della notte che assolutamente eran mattine, la palla slumante di luccichii.. Of course.
Negli anni 90 ci sono passata anch'io, per un paio d'anni e qualche remember di quegli anni.
Non so se esiste ancora quella disco, si parcheggiava dietro a piazza Maggiore, non so come arrivavamo con la mia panda nera 750, dietro la piazza e spesso sì, ci vedevamo l'alba.
Ma lì dentro erano gli anni 80 e non solo gli echi, c'erano ancora gli intellettuali di Bologna, ci passava Lucio Dalla, ci passavano quegli avvocati che di giorno eran nei loro Armani impeccabili e la notte ballavano Madonna nelle luci psichedeliche di quella fuori Bologna nel cuore della sua vita.
Si passava tra il bancone illuminato fuxia, con l'odore del gin e del rum con la coca cola, giovani bellissimi giovanissimi adoni con la pelle di pesca e la bellezza di ermafroditi.
Chi ha il pene, e anche una vagina mentale insomma, ha poteri smisurati.
Io avevo gli amici, ed era come viaggiare nel tempo e tornare indietro per l'autostrada della stretta vita di provincia che poi era il nostro soffice nido dove sognare di esplodere in quel tempo, e senza di esso non potevano starci i sogni e quindi meglio stare con le spalle al muro per poter sognare.
La prima volta che ho visto i miei amici baciarsi liberamente davanti alla gente mi sono innamorata anch'io, dell'amore e di quello che poteva significare nella vita; essere liberi di andare contro le convenzioni, provare sentimenti che non sono status e gioie che vanno al di sopra di quello che vediamo. Poi mi hanno chiesto se c'ero rimasta male, e non sapevo come spiegargli che mi avevano fatto entrare dietro una piazza alla luce del sole, dentro a un mondo di bellezza umana.
Il giorno dopo mi svegliavo alle 2 di pomeriggio, c'era lezione all'Accademia alle 4, mi compravo le sigarette assolutamente finite la sera, al bar della stazione con la faccia da brava ragazza, i ray ban scuri, e un mondo dentro.
Lezione con Cioffi, uno dei miei amori mai corrisposti; le mie decine di lettere anonime spedite in quella via famosa, di artisti e musicisti, quella parte vibrante di Bologna che esultava di buskers coloratissimi, dei Balkani, delle Americhe, dai dread nei capelli, l' odore di fumo, di incenso, di punkabbestia, di poeti dietro i portoni, di tag nel muro, di graffiti verso la stazione.
Ecco un'amore mai incontrato, che dopo anni ho rincontrato proprio sul treno, mentre andavo in Austria con gli innamorati dell'Opera e della musica.
 E ho cantato tanti amori quelle notti, e tornando indietro ricordavo con tenerezza che per citare la canzone, passeggiammo davvero al Portico dei Servi per Natale;
Sento ancora tutti gli odori, e le immagini di ogni strada che ho tanto solcato, con passi incerti da dopo discoteca, al mattino, quando mi andava sempre di passare ad aprire quella finestra da cui si vedono i canali, prima di andare all'Accademia.
Ricordo l'odore del caffe', il suono per macinarlo che stoppa la musica e le chiacchiere della folla, per qualche secondo e gli occhi guardano assenti la fessura della finestra da cui serpenteggia il primo sole.
Dopo la nebbia di tante mattine, dove al mercato di via Clavature i frutti e le verdure son come organi   Puliti dal sangue che si mostrano perfetti palpitando.
E un cane ha sicuramente fatto i suoi bisogni sul muro, e i tortellini dorati nelle vetrine son fatti da mani grinzose, piene di cuore.
E in Via Paolo Fabbri e in osteria mi ci portasti piu' volte col maggiolone e il suo suono agguerrito, e nel suo ventre c'era l'amore tenero della giovinezza che abbiamo sicuramente perduto.
Perche' una strada lontana ha separato il giorno e la notte e il nostro tempo stringe. 

16.2.15

Otello nel cuore

Davvero, quanto ricordi.
20 anni.. Non avevo neanche 20 anni quando ha aperto ed e' diventata la mia seconda casa, una famiglia strana e bizzarra fatta di tipi folli e normali. Una famiglia "Ozpetec" una vita e gli amici.
Mi sembra tutto così lontano, ma anche così dentro al cuore.
Una cornice dorata da cui sono passati tutti i miei sciagurati amori, uno specchio dove passavo ore a fumare e a bere, parlando della vita senza un domani.
Otello come Antonello e il martini cocktail.
Otello dalle vetrine sognanti.
Elvira che mi vuole un bene.
Le facce che sono invecchiate li, come la mia.
Chi non voleva invecchiare, i quadri e i papillon..
Ho bevuto piu' sguardi che drinks pero' in questi 20 anni, e li ho dentro al cuore.
E' la fine di un'era, come di un amore.
E' stato un momento, dove c'era tutto, c'era la giovinezza, la bellezza pura, l'amore che combaciava e viveva di empatia, e come tutto, quel momento e' passato; senza che proprio ce ne accorgessimo.


19.7.14

Odio l'estate




Una volta l' estate, quella "vera" cominciava a Milano Marittima, nel sole di luglio, nei "bagni" con le moltitudini di ombrelloni blu e arancione a strisce, stipati l'uno contro l'altro, con la bandiera bianca del mare dell'alta marea e quella rossa la sera, o viceversa.
Fino ad allora per me non era estate, era solo Imola o Piratello dalla nonna, poche vespe piaggio 50 a ronzare dal cancello di casa, poche amiche, ma il gruppo si, che si preparava per la magia di quella estate al mare.
Io allora ero come un fiore di tiglio profumato e pregno di ogni emozione e sentimento che nasceva e voleva tutto l'abbraccio del sole.
Avevo neanche 15 anni che iniziavano le estati, con qualcuno del gruppo piu' grande che aveva la patente e si andava come fosse scoprire un viaggio alla fine del mondo, il viaggio alla sera al tramonto per vivere le notti d'estate del mare. Ho impresso come se fosse ora, l'odore di sigarette nel portacenere e nei sedili della macchina, il finestrino modello bambino dietro che non si apriva del tutto, magari era una Panda, o una Due Cavalli, o una Renault rossa sgangherata, il mangianastri che suonava Vasco, I Doors, i Led Zeppelin, Bob Marley, Santana.
Il casello dell' autostrada sembrava un valico della dogana, il biglietto di carta a volte serviva per un filtro, e si rullava..si rullava di note di canzoni, vecchi miti che neanche ci appartenevano, musica che pero' ci faceva sentire divini e poetici, invincibili e maledetti.
Le luci dell'autostrada e la linea di mezzo vissuti in una mezzora, quaranta minuti un po' psichedelici, con gli occhi rossi e battute a voler esagerare sempre, i pensieri per uno o per l'altro, l'importante era provare qualcosa di forte, che fosse il marocchino o la crema al whisky, la wodka o la maria, quello che veniva veniva..a me non importava neanche sapere il perche'. Seguivamo questi echi anni 70, neanche fossero stati quelli dei miei genitori; e quello che succedeva fino all'alba era di nuovo una strada psichedelica con tante ombre: le luci a intermittenza della discoteca fighetta, quelle a "faro" della disco freak, Le Indie per esempio..con gli "Ibizenchi" a ballare sui cubi, sudando tutte canzoni "maraglissime" tipo What is love? Baby i love you, no more. Io me ne stavo al bar a bermi il terzo gin&tonic facendo gli occhi dolci a qualcuno del gruppo e stando veramente male, di testa e di corpo..
Lo stacco al bagno delle donne, la musica che rimbombava di meno e chiudevi la porta al caos totale, l'odore di cesso, le piastrelle sporche di pennarelli indelebili, di rossetto rosso, di scritte cretine col numero di telefono della solita zoccola. Tutto sempre uguale, come una guerra di segni scostanti.
I biglietti omaggio solo/donna recuperati nei bar, per il Cotton club o per il Pineta, dopo il lungo bolgione dello Zouk, la folla di gente per migliaia di bicchieri di vetro con la cannuccia e non.
Le amiche che si vestivano carine col tubino nero, dalla fase hippy a quella dandy, e in spiaggia ci si arrivava a mezzogiorno con le facce sconvolte, i volti pallidi, la bocca ancora impastata a volte..
Qualcuno aveva casa dei genitori in affitto, altri la pensione, i piu' fighetti la barca, e una volta ho dormito in una piccola cabina, condivisa con quello che forse era il mio primo amore, senza saperlo.
Senza capire che quelle estati cambiavano la mia vita, che un bagno all'alba coi vestiti doveva essere il ricordo piu' bello della adolescenza, nell'infinita tenerezza, dei primi baci e del sesso fatto come una corsa in macchina, e tutto il mondo che nasceva in quell'alba.


28.11.13

L'albero di Natale



Il puntale del mio albero da bambina era una stella di vetro comprata alla cartoleria della via Emilia vicino al teatro, avevo circa 6-7 anni e mentre compravano accessori per la scuola il Natale si avvicinava e mamma comprava alcune nuove decorazioni alla cartoleria. L'albero era un abete vero, quasi ogni anno comprato nuovo perche' dopo i vari tentativi di piantarlo in un vaso e vederlo perdere gli aghi ogni anno mamma' lo voleva VERO! all'inizio sapeva di resina e profumava, poi piano piano si rinsecchiva col riscaldamento condominale a busso e diventava parte dellla moquette verde.C'era la pallina azzurra, spruzzata di brillantini bianchi molto anni 80, rigorosamente di plastica, c'era quella di vetro rossa luccicante, la versione famiglia delle palline natalizie piu' classiche, la media, la grande e la piccola, la serie degli gnomi austriaci indaffarati a far qualcosa, le luci a palla di plastica colorate, gialle, arancioni, verdi e rosse unite da un filo plasticoso verde che si sbizzarrivano in cantilene musicali da pile scariche, parecchie cromie di luci alternate, una decina di palline in vetro preziose comprate a Salisburgo, di cui non ne e' rimasta neanche una. Il filo d'argento spelacchiato riusato ogni anno in tutte le salse, il soldatino di vetro con i colori sbiaditi, il torero, l'angelo di stoffa, le stelle argentate di midollino, e la poltroncina dell'orsetto.
Facevano l'albero di Natale piu' kitsch dell' universo! E la mia meraviglia davanti a esso per piu' di un decennio. Lo sguardo era fisso tra quel luminare e la tv Brionvega nera, alternativamente.
Ora, babbuine, godetevi il vostro albero finto made in China, con tre palline comprate al supermarcket, piu' i leccalecca a bastoncino che si sono sciolti in una notte in questo Natale a 30 gradi...

11.7.13

Piccola citta'

Sono andata a nuotare stamattina presto, avevo voglia di sentire di nuovo il silenzio, di continuare l'oblio della notte e rinfrescarmi il corpo, avevo voglia di sentire la bambina prodigio pianista suonare alle 8 di mattina la sinfonia nm 9 di Chopin che e' ancora un notturno, che lei suona ogni santo giorno! C'era yeye sopra lo scivolo a sonnecchiare, il nonno di Chen Chen che si sveglia presto e le solite unties a pulire la playground, e ovviamente il bambino indiano "qualcuno volo' sul nido del cuculo"
Mi sto abituando a questi gusti asiatici, a una zuppa calda dopo la nuotata alla canteen 2, verdure e tofu self service che si mette a bollire al momento e ti da energia e vitalita'. Al coffe' lungo con la crema di latte liofilizzata, la pronuncia esatta e' KOPI!
Ai toast con la salsa verdina della pianta tipica malesiana. Sono in un'isola felice, dove tutto questo costa davvero poco e si fa una vita di quartiere e di "condominio" anch'io sono cresciuta in un cortile sotto ad un palazzo come questo, la scala A e la scala B e ogni appartameto conteneva un piccolo essere umano diverso che sarebbe diventato poi per esempio: Xella il poeta, Acido il dj di Ny, Bisca, mio cugino il giornalista, Capra la prof con la passione british, Ciabattino ( che girava sempre in ciabattine) un cittadino del mondo..chi l'avrebbe mai detto! E mi diverto a ammiginare dove andranno le babbuine, se torneranno in Italia o chissa' dove.
Ma in questo piccolo mondo e' contenuto tutto il mondo, certo i cinesi ci battono sempre, in maggioranza, nella musica, nell'educazione, ma abbiamo anche l'odore del curry dalle cucine indiane, con l'incenso e i colori per la fronte, ci sono gli inglesi che dominano sempre, una turca sposata con un irlandese, una messicana con un italiano, un russo con una cinese, una cinese con un austriaco che mi dice "Bongiorno"la mattina, e i bellissimi figli meticci in questo spazio grande come il centro di Imola, senza essere mai in guerra tra di loro come con gli arabi al bar Cosimo o i cinesi che
comprano il bar Cosimo. Qui c'e' un senso di pace, di dittatura e regole che funzionano, lasciamo la porta aperta e ci fidiamo delle filippine che diventano parte della famiglia e la domenica vanno a messa tutte insieme e si tirano a lustro per la giornata libera, in Orchard plaza a chacarare..
Mi sono inflippata con lo yoga, ovvio, perche' da dove nascono le cose si sente piu' forte il legame, la meditazione che raggiunge il corpo, la pace in ordine di regole e io cerco sempre la regola perche' ne ho bisogno. Cosi faccio anche yoga 3 o 4 volte alla settimana e meditazione per pregare, perche' ne ho bisogno, sempre.
Eccomi, avevo i codini castani e il mio dentino storto mentre giocavo a nascondino o a "pastroz" con la terra e il fango del cortile, poi c'e' stato Chernobil e non si poteva piu' uscire in cortile, come qui con l'haze per 10 gg..ma dopo la tempesta e' tornato il sole e stiamo a penzoloni guardando dall'altra parte del mondo, e devo ringraziare sempre per come siamo riusciti a capovolgere tutto, e continuare ad amare, sempre.




27.3.13

Colori e sapori..

Finally im painting..Coi colori che mi sfumano davanti alla sera, sempre in quella linea breve e veloce che scorre all'orizzonte e dove si fissano per un attimo i miei colori preferiti, l'ora del mio 

pensiero profondo anche in mezzo alla gente, alla famiglia alla sera immersa.
Mi affeziono cosi tanto a questi occhi a mandorla e alle pelli color ambra, alle filippine e indonesiane che tengono tanta cura delle case e delle famiglie, come la nostra Loveleen.
Le madri indiane nei loro  sari scintillanti con gli occhi neri cosi' profondi, un circolo di emigrati senza troppa malinconia, solo sapori, colori vecchi e tinte nuove, little India odora di terra, il fiume e' un brodo di caffe' al tramonto, i cinesi scaracciano peggio dei romagnoli, lo sputo e' vietato dalla legge, anche le gommine, le mamme sono la cosa piu' dolce del mondo.
Vicino ad un tempio pagoda di tutti i toni dei rosa ho incontrato un branco di cani neri che mi sembravano affamati vicino al mercato, l'ipad ovunque, qualcuno che legge ancora un libro di carta, ma chi se frega, immaginare ed essere nati con la dipendenza ad immaginare..e' solo un sogno..

8.2.13

EPOCA...

Il Clan Destino a Faenza e' stata un'epoca per me, da quando ci andavo a scuola di fianco e dentro a imparare a fumare, a condividere e a progettare tavole per il Ballardini, ancora di fianco, al Mic con i cinesi per i workshop, a mangiare solo noi il giorno di chiusura artistici piatti, ma soprattutto con le mie amiche per le serate piu' grandiose e memorabili..parlando della vita in ogni nota..

Epoca e' un video girato al Clan da Dulcamara, e nei miei adorati e poetici calanchi, con le parole di un'epoca cosi' nostra, che non c'e' piu' e chi ci ha formati nel carattere e in questa poetica vita di cime di monti o di fumi bassi, di amori lasciati e di musica inebriante che ci faceva ballare, cantare e buttare fuori l'aria, ad aspettare al freddo,perche' sperare e illuderci ci faceva sentire vive e anche oggi e' lo stesso..e ci sono ancora le mie amiche..anche nel video!

28.5.12

Flash..

Incredibile come affiorano i ricordi: ho tirato fuori dal freezer una busta di pisellini e mi è venuto in mente una volta in cui ho cucinato una pasta fredda a Francy Landi a 2 mani, e i piselli erano rimasti crudi, erano 20 anni fa, una sera di maggio, e in tv c'era la strage di Capaci..

Incisione, Yo! 1999