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7.5.13

Il Mercante di Venezia



Atto primo

Scena I - Venezia, una calle.

Entrano Antonio, Salerio e Solanio
Antonio -
La ragione per cui son così triste,
in verità, non so nemmeno dirla;
mi sento come oppresso internamente,
ed anche voi mi dite che lo siete;
ma da dove mi venga quest'umore,
dov'io l'abbia trovato,
come ci sia caduto, di che è fatto,
da che nasce, lo devo ancora apprendere;
m'intorpidisce a tal punto lo spirito
che stento a riconoscere me stesso.

Salerio -
È che tu col pensiero
navighi avanti e indietro per l'oceano,
là dove le tue belle ragusine([1])
con le loro imponenti velature
a somiglianza di grandi signori
e impettiti borghesi sopra i flutti,
o di carri d'un gran corteo marino,([2])
riguardano dall'alto
con sufficienza i più modesti barchi
che fanno loro riverente ossequio
nel vederle sfilare velocissime
sull'ali delle ben tessute vele.

Solanio -
Credimi, amico, avessi anch'io davanti,
come te, una simile ventura,
la miglior parte delle mie passioni
navigherebbe con le mie speranze,
lontano; e starei lì ogni momento
a strappar dal terreno fili d'erba([3])
per veder da che parte spira il vento,
e a consultar su tutti i portolani
i moli, le gittate, gli ancoraggi;
e il pensiero di ogni circostanza
che mi potesse far temer pericolo
alle mie mercanzie,
mi renderebbe certamente triste.

Salerio -
Per me, anche il mio fiato,
a soffiarlo per raffreddare il brodo,
mi soffierebbe la febbre terzana
se dovessi pensare a qual disastro
mi potrebbe produrre stando in mare
un vento troppo forte.
Non potrei veder scorrere la sabbia
d'una clessidra senza che il pensiero
mi trasportasse a secche e bassifondi,
e mi facesse vedere il mio "Andrea"
carico di preziosa mercanzia
andarsi ad incagliare nella sabbia,
gli alti suoi alberi tutti inclinati
ad altezza più bassa del suo bordo,
quasi a baciar la sua liquida tomba.
Se entrassi in una chiesa,
al vedere la pietra di che è fatto
comunemente quel sacro edificio,
come farei a non pensare subito
al pericolo di sporgenti rocce
che, toccando soltanto la fiancata
dell'agil mio vascello,
mandassero sull'acque sparpagliate,
tutte quante le spezie del suo carico,
rivestissero l'acque rumorose
delle mie sete, e facessero, insomma,
di tutto quello ch'era poco prima
una grande ricchezza, ora più nulla?
Come, farei, pensando a un tal pericolo,
a non pensare che se una tal cosa
mi capitasse, mi farebbe triste?
So perché Antonio è triste:
perch'egli pensa alle sue mercanzie.

Antonio -
No, no, credetemi: riguardo a questo,
posso ben ringraziare la mia sorte:
le mie merci non son tutte stivate
nel ventre d'una sola ragusina,
né tutte destinate ad un sol luogo,
né dipende l'intera mia sostanza
dalla buona fortuna di quest'anno.
Non è pertanto la mia mercanzia
a procurarmi questo triste umore.

Salerio -
Vuol dire allora che sei innamorato.

20.12.12

Malafeeeeemmenaaaaa!!!


E a maggio ne arriva un'altraaaaaaaahhhhhhhh
Oh, facciamo il gineceo e bona le'...
Che meraviglia!!! 

9.6.12

UN LUSSO D'ALTRI TEMPI...




Davvero un martini cocktail d'altri tempi, qui all' Hotel Excelsior  del Lido, davanti al Palazzo del Cinema, dove ogni settembre, il festival, le stars, gli attori e i film in concorso, così dagli anni d'oro della Magnani, di Rossellini e la Berghman...passati tutti da qui, al bluebar, rimasto come allora ci dice il mitico Tony, alias Antonio Massotta from New York ci dice lui, ma si capisce che le sue origini sono più che italiane, anche se ci parla in inglese, e poi ci sorprende con la boccetta di profumo di Murano in cui spruzza il martini dry nei bicchieri di cristallo dipinti a mano e viene fuori che è cresciuto a Bologna in via D'Azelio e poi trasferito a Ny. 
Un rito questo cocktail martini, richiesto da noi con il gin Hendrix, già provato al Molino Stuchy un mese fa e forse per questo che il metrè Tony, si è sentito l'adrenalina alla pelle per un cocktail che non era nella lista ma che è la sua specialità a Ny, dove ha scritto un libro su di quello, e varie trasmissioni lo hanno ripreso come guru del M....Infatti ce lo vediamo arrivare in tromba sotto gli occhi del ragazzino che non toccano i bicchieri ci dice, lo serve solo con i guanti e la preparazione è riservata al maestro, così come la pelatura del cetriolo, lo spruzzo di martini e il gin ghiaggiato. Gli ufficieri sotto al bar che preparano tutto come una volta, ci dice Tony..."Finchè dura" questo lusso d'altri tempi. Davanti il mare, la croiasette di Coco Chanel, le capanne super lusso con i teli di spugna bianca e ampi come letti matrimoniali sulla sabbia, le bouganville fuxia rampicanti sulle tettoie di legno bianco  con le radici nella sabbia, la passerella come per una sfilata di moda, le tende, ancora bianche e un cielo grigio azzurro che piove col il sole e come per magia appare l'arcobaleno a 180 gradi sul mare...Mi sento in una pellicola in bianco e nero dipinta di colori a mano, con la musica del piano bar che viene dalle vetrate dentro, spogliandomi in mille pensieri come sempre, ebbra di passione, come sempre. E  la magia del gin dura come l'arcobaleno, e alla fine c'è l'oro della memoria, di uno scatto fissato per ricordare, ci sono sensazioni dove viene sunto il "mixology" di quei piaceri e veleni, in una death in Venice di altri passi, di altri tempi, ma nel mio cuore con lo stesso pathos per questo amore.
Paghiamo con il bancomat, non siamo così chic da american express, 35 euro spesi benissimo, per un'ora di passato, di lusso e di memorie viste nei film e lette nei libri.

Volto la pagina, su un cielo che si è fatto rosa e piombo, per i passi di Corto Maltese, nell'antico borgo di Malamocco, in macchina, dove passa con una barca a vela di legno che sarebbe piaciuta ho pensato, a te, che sapresti navigarla.

Ritorno sui miei passi, quelli che hanno ruotato per spiegare le vele al  vento, solitarie come i gabbiani, come una poesia di un bambino scritta su pezzo di carta quadrettato. Non ho dimenticato mai quella poesia che mi abbraccia in questo vento, in questo cielo che è per te. 












22.5.12

Maggio

Maggio è un mese che ha l'odore dei fiori, delle serate senza i giubbotti che iniziano con un aperitivo alla Rocca e finiscono da Otello o in un girone di scantinamento solito invernale; i 2 decumani che vanno da Portegno o da Mezcal, luna in perigeo, lemmi per esistere, dimenticare, respirare, provare a farsi perdonare; dall'odore di pelle invernale, di seta dipinta, di capelli che s'impigliano nella pelle, della pioggia, del cielo terso dopo la pioggia, di odore della porta del carico delle scene del Teatro Ebe Stignani, della panchina dove vennero inscenati milioni di baci, con una luna di carta, le scale di velluto, le campanelle dell'ordine di tornare a casa, e io con passo incerto di realtà innescate...