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8.10.13

Oh Singapura! E qualche mio pensiero al vento..


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Singapura, oh, Singapura, 

Sunny island sets in the sea. 

Singapura, oh, Singapura,

Pretty flowers bloom for you and me. 
Come along join the song in merry singing,
Blend our voices,

Join in the chorus. 
Singapura, oh Singapura, 
Pretty flowers bloom for you and me"

Eccola, sembra la citta' perfetta per antonomasia, pace sole fiori e amore..
A Viola e Penelope insegnano questa canzone a scuola e il suo ritornello me lo sento nelle orecchie la sera, quando torniamo a casa saltellando e in piscina sputacchiato con l'acqua in bocca..certo questo clima tropicale incarna certi fiori grassottelli da farli sembrare finti e maturi come frutti pronti per essere mangiati, dalla ovovia che parte da Harbour front si possono contare a centinaia le navi cargo appollaiate in una piatta specchiera di acqua e cielo, mista al grigio all'azzurro e al bianco delle
nuvole in un coro di  uccelli urlanti che seguono danze e tuffi carpiati tra l'uno e l'altra. Questo momento che permea con un acquazzone un pomeriggio qualunque d'estate, il mio cuore qui che
batte, risuona lontano per le genti dell'altre parte del mondo che ho lasciato.
Un paesaggio lunare come quello che credevo un campo da golf, visto dalle colonne d'ercole tripodi
con la vasca da bagno,(il marina bay sands nella mia testa) era invece il circuito della formula 1, ancora un retrospettivo ritorno A quell'altro mondo non lunare, ma fitto di radici e rampicanti in ogni pietra medievale. 
Come gli infiniti palazzoni alveari di cemento qui, con infinite finestre e copie di facce orientali.
Ho dimenticato per un po' il tratto di mare tra me e il mondo,ora piu' vicino a quella Australia che di solito dormiva mentre io farneticavo, ho dimenticato un punto a nord dell'equatore che ha cosi illuminato le case di little India facendole brillare, ho dimenticato la nebbia vaga delle prime ore del mattino, alLido e a quelle nuvolette in aria come fumetti di dimiego e di canzoni di Guccini nell'ipod respirando fresca aria di mare e di maree di messaggi portati dal mare.Ho dimenticato di averti salutato quella mattina presto come se avessi potuto rivederti dietro l'angolo di quel teatro o sentirti sbocciare dentro di me all'improvviso dopo una notte brava..
I pensieri come questi fiori nell'acqua continuano a sbocciare o a schiudersi con la luce, la luce che in uno spazio di tempo copre meta' emisfero, lasciando me al buio e con questi pensieri, la luce che cambia ogni cosa.

2.7.13

Un posto incredibile...



Di nuovo mi si pone la domanda, il posto in cui vivere, e io non so rispondere..mi immaginavo in un
palazzo di vetro a Porto Marghera a guardare San Marco ieri, quel progetto tanto discusso di Pier CArdin..Cosi' come la playground qui sotto e la voglia di arrampicarsi di Viola, di guardare gli alberi che si muovono di M.Lucrezia, e Pepe nella sua scuola Montessori. Cosi come la Concession France a Shanghay, o l'altra sera da dove io e Andre abbiamo guardato tutto..da lassu' lo skypark della nave hotel tra le nuvole, da dove i colori sono cambiati mille volte..arrivati col cielo rosa che non era rosa come sui tre monti, era l'inquinamento che dava quei toni..mi piace questo sole malato, e anche l'haze per fortuna finito che creava la nebbia sui grattacieli..e da li tutto..mille idee per creare questo luogo nuovo, uno skyline perfetto e artefatto come quello di Singapore: le cupole gemelle dell'auditorium, con milioni di lucine, pensare che e' un software, migliaia di equazioni matematiche che creano queste mille sequenze di luci. Il museo della scienza, architettura da sogno, un enorme fiore di loto sezionato e stilizzato che galleggia nel bacino, metre passano le vecchie inbarcazioni con una lanterna rossa; la pista di pattinaggio e le scalinate colorate, la ruota panoramica anch'essa illuminata



fluresciente,il leone, Merlion, simbolo di Singapore, gli alberi magici come li chiama Viola, ancora software ed equazioni per una magia come la luce, e abbiamo avuto anche la luna rosa, di nuovo un perigeo, sopra al campo sportivo dove gli studenti giocavano a rugby..
Mi immaginavo dove vivere, se non con la luna rosa ovunque passi e ripassi i tuoi sogni, ti ritrovi sempre in uno skyline perfetto, si la vita e' ancora bella oggi.


9.3.13

Tic tac..like a heart..

Il parchetto vuoto senza bimbi, lezioni di piano per una bimba cinese, odore di fritto da una parte, la lavatrice che va e le divise della scuola stese..Quando la pioggia scandisce anche il tempo, dei giochi, della musica, degli odori dell'erba fresca e delle palme che sgocciolan a tempo di una fantasia. E gli uccelli urlano, nell'eco. 

16.2.13

The view..

Ecco cosa vedo tutte le mattine appena sveglia, dalla sala da pranzo, con il mio asian coffe in bustina, quando tutti dormono ancora e preparo la colazione alle babbuine, con l'ipad sotto gli occhi, su facebook e per le ultime news, dove in Italia vanno a letto e qui ci svegliamo, con le nuvole oggi, ma con una rapida svolta nel corso delle ore; la strada e' profumata di erba fresca e di ibiscus sulla cima degli alberi, le rane toro cantano anche al mattino presto, ed era tanto che cercavo un posto cosi' in cui svegliarmi..

4.1.13

Fuga a Singapore


Un po' fuggire un po' viaggiare, questa e' il percorso della vita; si fugge quando gli orizzonti diventano piatti, le prospettive diventano piccole, si viaggia per scoprire cosa c' e' al di la' del cielo, delle montagne e del mare che attraversiamo.
In certi miei pensieri rimane la muffa dell' Universita' di Bologna, la nebbia della sera e del mattino di brina, ma anche certi vecchi mattoni illuminati dal sole, come il campanile di San Domenico che guardavo stamattina, che si mescolera' ad architetture nuove e  vetrate dai riflessi cangianti, di pioggia o di sole, ma soprattutto di grandezze a cui non sono abituata; fuggiro', nel mio adorato caos, eclissandomi alla gente, nei mercati, nei quartieri indiani e cinesi e viaggiando nella fantasia dei libri di Salgari che mi leggeva mio babbo; salira' la marea appena vorro' tornare un giorno a casa, quella casa che non era il mio sogno ma quello di mio padre, ed io saro' nello stesso libro sfogliata di emozioni ricordando casa, la malinconia del fuggire e del restare. 

13.8.12

IL MORO






Un uomo un mito, direi, ma come un mito a cui aspiro e sogno, più che altro è bello sentirlo amico.
Io che ne avevo sentito parlare a Faenza da quando ero al Ballardini, nella trasmissione di Philippe Daverio e amico di tanti amici, amico su facebook, e poi un giorno a Faenza lo incontro in mezzo alla strada mentre sto andando allo Zauli..
L'ho sempre paragonato al "Passatore" con la sua barbona ben curata i suoi occhioni neri da romagnolo doc e il suo immancabile toscano alla bocca..Uno che può anche incuterti timore a prima vista, ma che a me ha sempre dato quell'impressione di "babbo tenero" oltre che a tutto l'immenso di genio e fantasia che dalle sue mani e dal suo grande cuore sprigiona; lavori che tolgono la ragione alle cose: dei fiori di ceramica, delle catene spezzate arrotolate sull'argilla, forme rassomiglianti a ciò che vogliamo..infilzate come spiedini di carne, pesanti da mandare giù, ma leggeri da osservare e capaci di farti sognare.
Di smalti che pullulano di luci brillanti e di colori impensabili, colanti come miele in un biscotto fatto da mani che di argilla ne ha vista a milioni, la bottega vicino all'autostrada in cui lavora tutto il giorno, dall'altrettanto famoso Garavini. (Vicino alla balena nella rotonda) ..E non è Faenza un luogo magico?!
Ma il Moro ci invita a casa sua, dove ha creato un mondo altrettanto onirico e spettacolare, ma soprattutto accogliente, vissuto, artistico si, ma soprattutto un luogo fatto con tanto tanto amore.
Con la cura di un'opera d'arte ha costruito da un capanno di caccia, un castello di pietre solido e antiche, abbellito da ulivi greci, canne di bambù che lo circondano, un recinto di legno che mi ricorda un pò forte Apache e un pò un giardino zen, con fiori ora di ceramica ora di germogli accuratamente scelti, vicino ad un rio, come ogni incantata poesia..



L'orologio anni 50 di una vecchia stazione scandisce i punti cardinali di un galletto segnavento, con una vite che spunta sopra a un tetto! Con casette per i pipistrelli e ceramica che veste dal tappeto della piscina alla camera da letto, assieme a ricordi di un novecento campagnolo di cui io sento solo il profumo lontano, ma mi piace, mi fa sentire ancora una volta protetta da queste radici solide di ferri da stiro di ferro, setacci e seghe, slittini di legno, accette e maceti, che ne so..roba di un altro mondo!
Tre cani così diversi uno dall'altro, una compagna da 30 anni a dividere la vita con lui, in un opera che palpita e cresce come in tornio. Un tornio rosa e viola che gli regalò a vent'anni Augusto Betti*


Mani grandi il nostro Moro, capaci di contenere sogni e idee infinite, ogni pezzo della piscina posato da uno scarto di una prova di ceramica, per un effetto cangiante, scintillante, sfavillante nell'acqua e nella luce, assieme a ingranaggi di tempi moderni, pentole, ruggine e cotti antichi...un successo..uno spettacolo! Un sogno che ci fa dire, la vita è proprio questo, l'incredibile fantasia dell'uomo e la capacità di trasformare, riesumare e abbellire la vita stessa ...Grazie Moro!






12.5.12

MOLINO STUCKY

E' che un posto non è mai per caso ...Anni fa ero passata dalla Giudecca e lo avevo notato, ancora in ristrutturazione, e mi aveva subito buttato addosso un gran feeling, quel senso di paradosso a cui mi piace accostare la bellezza, di un antico Mulino dove si produceva la pasta veneziana di grano duro, ora loft di appartamenti e camere super lusso cui trovo la sensazione di idea e di sogno...
Non per niente ci ha pensato anche Hilton ed è per questo che anche Madonna ed Elton John ci hanno comprato casa..E io mi sentivo come una diva anni 60 con il vestito di mamma, sul taxi boat, l'umido sulla pelle e le lenti a specchio, l'acqua, le lanterne rosa, sul cielo rosa...Una nave da crociera passare maestosa e lenta, la mia scorza, come quella del martini, sempre più dura, con un bollente spirito..






La piscina all'ultimo piano sa dove si vede lo skyline di Venice da una parte, dall'altra Marghera, arsenali in movimento, gru e passeggio dalla Giudecca..tanti mondi che si lanciano nel vuoto di paradossi...un sogno...con uno dei martini migliori della mia vita..gin Hendrix...Giudecca che sa di mare e gelsomino...e pensieri da una parte all'altra..


9.5.12

IL MIO POSTO


IL MIO POSTO, DEI SOGNI

Il più bello dei mari
è quello che non navigammo.
Il più bello dei nostri figli
non è ancora cresciuto.
I più belli dei nostri giorni
non li abbiamo ancora vissuti.
E quello
che vorrei dirti di più bello
non te l'ho ancora detto.

N.Hikmet

4.11.11

KRISI



Atene in questi giorni e nei giorni scorsi era x me come al solito un sogno ad occhi aperti..quel sogno di dieci anni fa che continuava a camminare x le stesse strade..Aiuli, Apollonos, Athinas..il bazar dei pachistani, i tappeti dei rom,i trolley in ritardo e la gente gentile che mi fa un sorriso appena mi gurarda negli occhi..i neri che con le loro prada lv ne fanno sacchi e scappano appena vedono i pulotti con il mitra e il caffè frappè..la storia del debito pubblico arrivato a pesare su tutto e la signora di fronte a me a urlare ekaton ekaton..cento di qua cento di là..io non ce li ho..ma proprio per questa aria di crisi che tutto si avvicina tutti si avvicinano nel ritornare a casa e stasera da sola, come raramente mi sono davvera goduta l'aria mite di sempre come quando ero sola davvero e piena, la gente nel tram aprirsi e chiudersi la musica a syntagma..i cani abbaiare alle macchine..100 taxi e dieci macchine e cammino un pò in crisi, col mio tallone d'Achille sempre dolente, che sanguina d'inchiostro e di pathos..

18.12.10

pro e contro




Ragioni per NON lasciare Atene:

La luce il sole
la gente fuori fino a tardi ogni giorno
I souvlakia
gli amici cari
i tetti e gli orizzonti
L'Acropoli
il bazar del venerdi


Ragioni per cui sono pronta a lasciare Atene:

Non dover bagnare i capelli ogni volta per fare la doccia
Poter gettare la carta igienica nel water
La merda dei piccioni
Bere un caffè decente (nonostante io ami il caffè greco)
Niente più mammà preoccupata (scioperi e rivolte un giorno si un giorno no)ovvero 3 telefonate al giorno
L'immondizia nelle strade tipo Napoli
il mio studio

24.10.09

IL POSTO IN CUI VIVERE

E’ da anni che cerco il posto ideale in cui vivere tutta la vita, e sempre più fortemente mi assale l’idea che questo posto non esista, e, con molta retorica, credo si trovi solo in noi stessi.
Da che la ricerca e il viaggio siano le poche cose della vita a renderti vivo.
Assieme all’idea e alla voluttà di cambiamento, un posto o un cibo che cambia sempre di sapore, come un’aria, una stagione, una possibilità.
Da 10 anni ritorno in Grecia perché è come una calamita di ferro nella tiepidezza dell’aria. Il paradosso dell’esistenza.
La scoperta della metropoli poi ha insinuato in me milioni di presupposti per continuare sempre una strada diversa.
Si, perché la metropoli è come un organismo vivente, dalla facciata grigia ma dai sotterranei palpitanti, da sempre ispira poeti, artisti, girovaghi. Purtoppo invece la provincia è un organismo morente.
Il caos della metropoli a me assomiglia alle onde del mare e di notte sono sicura di essere cullata da queste scosse d’acciaio e di percorsi.
La scia delle auto la sera, mi ricorda l’aurora delle isole che hanno colori impensabili, anche se purtroppo sono colori d’inquinamento..
Ma è il mondo in cui vivo, la città in cui palpito e cammino. Sempre pensando di essere in un altro posto, con qualcun altro, e una persona diversa da me.
Le mie moltitudini giocano con le calche e le marree dai mille disegni sulla battigia, secondo dopo secondo.
Un secondo eravamo a Vienna nel silenzio, con la neve che scendeva dal rumore ovattato, dal gelo che faceva come perdere i sensi, di dove fosse una strada, un’auta sepolta, un cartello per la stazione sudbanoff.
Avevamo l’opera di fianco, per due mesi potevamo sentire le arie in tedesco di liriche famose.
E il pane nero e ogni grasso per rotaie gelate continuavano il viaggio. Assieme alla sensazione di grande freddo.
Il fuoco in casa e le finestre a specchio dei vicini, le luci e l’odore di carne ribollita.
Siamo su una strada del mio immaginario come la steppa russa, stiamo andando a Budapest dove un varco che pare un autogrill molto misero è in realtà un change per i fiorini, o forint…