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27.10.15

Malinconia sottile...

"Nevrosi, lenta..."

Eravamo ad un passo dal mondo
Succede cosí quando ci si innamora
Poi il ritmo costante del tempo
Ricordi quell'alba a Brisbane? O la luna sopra a un mercato del pesce a Bari? Era pura poesia
La piazza di Trieste da dove si sentiva il mare, sulla pelle e nel naso
Il dockland di Londra e la vista dalla Tate, in tutti quei posti dove sono stata con te e non sono mai stata.
Mi sembra di sentire ancora la tua voce, quella dei racconti e quella della passione
Delle tue carezze timide, delle tue lontananze infinite
Dei silenzi di anni, dei miei sogni costanti
Eri tu, solo giovinezza, o amore per la vita?
E' qui, ma non la respiro, tutta quella gioia.

27.4.15

Poema d'amore. Anniversario

Ricordi quando l'unica volta della nostra vita dormimmo insieme in una barca?
Il porto dentro ci cullava e il mare veniva dalla notte che era gia' giorno
Io ci porto dentro la mia memoria
Coi piedi nudi di quell'alba nella sabbia e nei vestiti bagnati immersi nella giovinezza
Sbocciavamo insieme, ci innamoravamo ma non lo sapevamo
Il tuo respiro pesante nel sonno, apriva i miei sogni, immaginando di poter venire con te in un tuo lungo viaggio
Avevo la mano sul tuo petto che ti toccava fino in fondo.
Sentivo il mare sotto a gorgogliare e i tuoi pensieri abbracciarmi, perche' ero lei, la tua isola a cui avevi messo l'ancora
Si aprivano piano i tuoi occhi su di me e pochissime parole al mattino anche se era tardi
Eri sempre e sei sempre stato da solo, solo avventure del mare e dove ti porta il vento; ma con me rimanevi quella estate prima di ripartire, e rimanevi a primavera e per vent'anni ancora navigando lontani ci ritrovammo coi fiori di pesco il 27 Aprile.
Subito non mi vidi, e non mi volli scoprire, finche' la luce della luna che camminava con noi e nella tua bicicletta nera, ci trovo' amanti scarlatti come sui gradini del teatro.
Fu quello il bacio piu' romantico della mia vita
Stupivano come venivano fuori le parole dalla tua bocca, uscì fuori da solo il mio nome, come un ti amo.
Così oscura la tua bellezza, senso e apparenza fantasmi nel tuo sguardo immenso
E d'un tratto il mio cuore si affollo' di tutti i dubbi di una vita, ormai lontana e deserta.
C'era un vento che a raffiche m' imbrigliava i capelli nella tua pelle, avevo sete nei vestiti e nella
sciarpa dipinta di un viola brillante
Mi hai detto che ti piaceva e che ero sempre bellissima.
Tu, sempre sei solitario e animato come le vele appuntite dell' Opera House.
Rimanevo in una giostra senza fermarmi dalla testa alla notte illuminata.
Come gocce di rugiada sulle rose della primavera facevamo ancora mattina, sulle note di un mare sentito ormai solo da una conchiglia dopo un viaggio
E mi confessasti di aver pianto di gioia, quando al mare quel pomeriggio ritornavano le nostre vite
Come in un destino musicato
Si scarico' il peso delle ragioni, in una tenerezza pura, come fossimo due bambini dalle guance arrossate
O come il fiore bianco che nasceva da un bulbo solido e da radici profonde
La strada si riempiva di nuovo delle luci e del tuo amore, del mio amore, dei vicoli per arrivare da una strada decumana in un cardo di un balcone medievale, sulla tua bocca ancestrale.
E il tempo, l'alta marea, la pianta della citta' e il sole che si schiude sulle nostre mani amore, non ci ha portato via la nostra voglia di vivere, anche se siamo così lontani.
Tutto ci riconosce poesia, le nostre anime sono nate dalla nostra amicizia pura, dalle lettere che mi hai scritto con delle rose, e dai sogni che hai seminato via per il tuo giardino.
Conosciamo il segreto del mondo, il suo scrigno odoroso e prezioso, la primavera dolce e' il nostro inizio e il nostro campo di sole.
Questo mare ci offre il cielo, e i canti degli uccelli all'alba della tua mezzanotte, dove ogni volta spero di raggiungerti per sentire ancora il tuo respiro su di me.
Dove quell' oblo' taciturno che incornicia la nostra citta'
sveglia sui tetti e suoi coppi di gocce e di antenne, di palazzi e di campanili, di piccioni che mormorano il tuo amore nelle tue lenzuola di un nido
Ci cerchera' ancora quell'aria di primavera che sa di mare e culla di volutta', sulle tue mani, sulle mie mani.
In mezzo alla luce del vento, sciroccare tutti questi pensieri accesi come lampade che ti porti anche in barca, come la luce di una stella polare a guidarti, ad amarti per quel che fa a me così di un sogno, immaginarti




25.4.15

Da Platia Omonia

C'e' un posto dove una rotonda non piu' vecchia di un decennio, scandisce il rumore e un traffico di marmitte taroccate dal 92 al 2001; di clacson dei "tariffas" gialli, dei lavori eternamente in corso, dove pendevano le mura la dove si vede l'Acropoli e in tutti i punti di quella citta' ideale,  si vedeva l'Acropoli.
 Anche se mescolo la storia, di chi ci ando' 40 anni fa in viaggio di nozze, cioe' coloro che mi diedero la culla e i miei passi di 15 anni fa, sulle rocce che al sole di marmo brillavan di rosa.
E il manto di cielo di quell'ora lì, io lo avro' incorniciato nelle pupille sempre, come l'ora piu' viva della mia vita, dove sentivo addosso quell'onda di luce che mi buttava sempre in un mare infinito e grandioso.
C'erano gli alberghi tutti, quelli dei turisti, c'erano le case basse e chiuse, con una lanterna accesa se la "casa" era aperta.
Questi alberghi e Grand Hotel mi avevano sempre affascinato, e immaginavo di lavorarci dentro, di parlare il greco col quel tono armonico e cantato o di essere un'altra moltitudine di persona che passava in quella piazza, si mangiava una tiropita al volo sopra a un motorino, vendeva valigie di pelle falsa e ti rincorreva per farti il prezzo buono, o una donna dalla pelle di ceramica dai tratti orientali e un fazzoletto di seta rosso al collo che sembrava scivolarle come un drago a chinatown.
L'hotel Parigi era una bettola a tre stelle, per lo piu' per studenti, italiani, spagnoli, inglesi; e ogni drakmes sbattuta sul bancone tra le bandierine greche, aveva fatto il giro del mondo, nei sogni di Ulisse e di alcune sirene, che da un'isola all'altra si ritrovavano nel caldo implacabile e ancestrale di Atene, sulla strada del porto e del mare.
Quanti estati, di quelle che ti cambiano la vita, si incrociavano sugli stessi passi, nel filibus scintillante dalle sedie di legno che sembravano elettriche; fin sotto alle piastrelle della metropolitana post decò verdi e anni settanta, dell'unica linea, prima delle Olimpiadi.
C'e' chi c'era andato con la cinquecento ad Atene, passando per la Juguslavia, e aquando si chiamava ancora così; con la musica e l'allegria spietata degli spari dei Balcani, le nuvole di piombo di certi giorni che avevano ammazzato Panagoulis, per un'altra strada, dove abitavo io, per Agios Dimitrios.
Così tante rose, ogni giorno, perdere petali di sangue di gioventù rubate di bambini ad offrirti un sorriso puro anche se orchestrato.
Il vento caldo, la pelle calda e una luce che io ricollego nella mia mente e nel mio cuore, solo ad Atene, quella che ti prende per pazzo, a quarantacinque gradi nella piazza, platia Omonia, che aveva anche le palme a Natale, e lucine sgangagliate tutt'uno con i lampioni dell'elettricita' e le palline florescienti dei pachistani a vender ai turisti.
Che caos e che infinito groviglio di pasticci e odori, colori e crocevie.
Ah, come mi manca tutta la matassa da sfilare, ora che e' così facile avere un orgasmo malinconico.
Una perla alla volta, e squame cangianti di quelle code di sirena, canti e santi per ogni giorno e per la Pasqua, dove ogni volta rinascevo da una barca.
E c'erano i gabbiani al mercato, con l'odore del mare su un piattino del caffe' con le onde di sabbia da gustare piano.
Il canto delle cicale, dove mai piu', in qualsiasi mondo, potro' mai riposare così bene come quei pomeriggi lenti.
Dove immense braccia di un ulivo mi tiravano i capelli lunghi, col profumo di resina, anche le mie labbra imbevute di vino divino, e di retzina.
E i tuoi dolci mielosi e turchi, da quel Bosforo ventoso e dai mille tesori, ancora brillano negli occhi di chi mi amava; sopra a una barca colorata e dalla vela di seta, brillare al sole.
Non ti direi mai addio Grecia, perche' mai ti ho lasciato sola a tutta la tua bellezza; e in questi pomeriggi lontani e orientali e sovrumani nella nostalgia, mi piace riviverti tutta dentro per non perderti.




24.4.15

Quei giorni a Bologna

I locali gay a Bologna sono sempre stati i migliori, il Cassero, quand'era ancora a porta Saragozza il Kinkii il mercoledì, il Vipera...
Vip..era, negli anni 80 era un autentico covo di vip e di gente "avanti" tra righe, travestiti, ore della notte che assolutamente eran mattine, la palla slumante di luccichii.. Of course.
Negli anni 90 ci sono passata anch'io, per un paio d'anni e qualche remember di quegli anni.
Non so se esiste ancora quella disco, si parcheggiava dietro a piazza Maggiore, non so come arrivavamo con la mia panda nera 750, dietro la piazza e spesso sì, ci vedevamo l'alba.
Ma lì dentro erano gli anni 80 e non solo gli echi, c'erano ancora gli intellettuali di Bologna, ci passava Lucio Dalla, ci passavano quegli avvocati che di giorno eran nei loro Armani impeccabili e la notte ballavano Madonna nelle luci psichedeliche di quella fuori Bologna nel cuore della sua vita.
Si passava tra il bancone illuminato fuxia, con l'odore del gin e del rum con la coca cola, giovani bellissimi giovanissimi adoni con la pelle di pesca e la bellezza di ermafroditi.
Chi ha il pene, e anche una vagina mentale insomma, ha poteri smisurati.
Io avevo gli amici, ed era come viaggiare nel tempo e tornare indietro per l'autostrada della stretta vita di provincia che poi era il nostro soffice nido dove sognare di esplodere in quel tempo, e senza di esso non potevano starci i sogni e quindi meglio stare con le spalle al muro per poter sognare.
La prima volta che ho visto i miei amici baciarsi liberamente davanti alla gente mi sono innamorata anch'io, dell'amore e di quello che poteva significare nella vita; essere liberi di andare contro le convenzioni, provare sentimenti che non sono status e gioie che vanno al di sopra di quello che vediamo. Poi mi hanno chiesto se c'ero rimasta male, e non sapevo come spiegargli che mi avevano fatto entrare dietro una piazza alla luce del sole, dentro a un mondo di bellezza umana.
Il giorno dopo mi svegliavo alle 2 di pomeriggio, c'era lezione all'Accademia alle 4, mi compravo le sigarette assolutamente finite la sera, al bar della stazione con la faccia da brava ragazza, i ray ban scuri, e un mondo dentro.
Lezione con Cioffi, uno dei miei amori mai corrisposti; le mie decine di lettere anonime spedite in quella via famosa, di artisti e musicisti, quella parte vibrante di Bologna che esultava di buskers coloratissimi, dei Balkani, delle Americhe, dai dread nei capelli, l' odore di fumo, di incenso, di punkabbestia, di poeti dietro i portoni, di tag nel muro, di graffiti verso la stazione.
Ecco un'amore mai incontrato, che dopo anni ho rincontrato proprio sul treno, mentre andavo in Austria con gli innamorati dell'Opera e della musica.
 E ho cantato tanti amori quelle notti, e tornando indietro ricordavo con tenerezza che per citare la canzone, passeggiammo davvero al Portico dei Servi per Natale;
Sento ancora tutti gli odori, e le immagini di ogni strada che ho tanto solcato, con passi incerti da dopo discoteca, al mattino, quando mi andava sempre di passare ad aprire quella finestra da cui si vedono i canali, prima di andare all'Accademia.
Ricordo l'odore del caffe', il suono per macinarlo che stoppa la musica e le chiacchiere della folla, per qualche secondo e gli occhi guardano assenti la fessura della finestra da cui serpenteggia il primo sole.
Dopo la nebbia di tante mattine, dove al mercato di via Clavature i frutti e le verdure son come organi   Puliti dal sangue che si mostrano perfetti palpitando.
E un cane ha sicuramente fatto i suoi bisogni sul muro, e i tortellini dorati nelle vetrine son fatti da mani grinzose, piene di cuore.
E in Via Paolo Fabbri e in osteria mi ci portasti piu' volte col maggiolone e il suo suono agguerrito, e nel suo ventre c'era l'amore tenero della giovinezza che abbiamo sicuramente perduto.
Perche' una strada lontana ha separato il giorno e la notte e il nostro tempo stringe. 

30.3.15

Giorno


Grazie per questa alba nello stesso tempo e nello stesso posto.
Noi che siamo un non tempo e non luogo come la nostra storia e come un aereoplano
Di un cielo che si e' aperto poco prima che arrivassi e ha cambiato i colori di minuto in minuto, anche se il tempo era poco e una corsa in taxi e solo pochi compounds and mixtures di case vittoriane, china town e il river..
E' in un attimo che arriva un temporale, che i toni si fanno cupi, dopo uno sprazzo di sole, aver guardato in alto ed essersi sentiti unici in un posto che e' bellezza e idea e sogno di qualcuno, che e' costato un bilion come dice il taxista, e il tempo fa tic tac, e un' altra vita che deve continuare..
Ma se pensi che dimentichi tutto questo, come si dimentica un'alba, no, non lo faro'.
In quei momenti prima dell'alba e con gli occhi chiusi di una abbraccio dove si sente tutto; e' stara' tutto qui, nell'ombra e nella luce di un sogno..
In questo non tempo, in questo non spazio dove siamo stati oggi, persi nei fusi orari, nelle orchidee e in tutti i fiori sbocciati.



16.2.15

Otello nel cuore

Davvero, quanto ricordi.
20 anni.. Non avevo neanche 20 anni quando ha aperto ed e' diventata la mia seconda casa, una famiglia strana e bizzarra fatta di tipi folli e normali. Una famiglia "Ozpetec" una vita e gli amici.
Mi sembra tutto così lontano, ma anche così dentro al cuore.
Una cornice dorata da cui sono passati tutti i miei sciagurati amori, uno specchio dove passavo ore a fumare e a bere, parlando della vita senza un domani.
Otello come Antonello e il martini cocktail.
Otello dalle vetrine sognanti.
Elvira che mi vuole un bene.
Le facce che sono invecchiate li, come la mia.
Chi non voleva invecchiare, i quadri e i papillon..
Ho bevuto piu' sguardi che drinks pero' in questi 20 anni, e li ho dentro al cuore.
E' la fine di un'era, come di un amore.
E' stato un momento, dove c'era tutto, c'era la giovinezza, la bellezza pura, l'amore che combaciava e viveva di empatia, e come tutto, quel momento e' passato; senza che proprio ce ne accorgessimo.


4.8.14

The long dark

La mattina ancora notte si svegliava solo d'inverno per me, invece queste albe e notti bianche si alternano in una estate eterna; arriva quando la notte separa gli emisferi, ma soprattutto quando non ci sono piu' parole e raggi di luce in un piccolo campo di sogni.
Tu che manchi, in ogni piega di luce e di ombra sulle mie ginocchia, appena affacciate al timido raggio di un mattino che ha in un momento chiuso i tuoi occhi.
La seduzione dei desideri, dei ripensamenti e delle frenate secche, hanno riempito il mio calice fino a farmi sentire ebbra di passione. Ogni giorno e ogni notte diversa dalla nostra.
Da quel pomeriggio fragile, che aveva rotto ogni ragione, dalla fine di una notte illuminata di lampi e con la luna piena dentro ad un oblo'.
Sulle pietre antiche di un palazzo, riflettendo i sospiri e l'amore sui vetri di Murano, sopra un letto esploso di mancanze e di impazienza. Come una battaglia inglese che ha conquistato il mondo, e pure Singapore.



19.7.14

Odio l'estate




Una volta l' estate, quella "vera" cominciava a Milano Marittima, nel sole di luglio, nei "bagni" con le moltitudini di ombrelloni blu e arancione a strisce, stipati l'uno contro l'altro, con la bandiera bianca del mare dell'alta marea e quella rossa la sera, o viceversa.
Fino ad allora per me non era estate, era solo Imola o Piratello dalla nonna, poche vespe piaggio 50 a ronzare dal cancello di casa, poche amiche, ma il gruppo si, che si preparava per la magia di quella estate al mare.
Io allora ero come un fiore di tiglio profumato e pregno di ogni emozione e sentimento che nasceva e voleva tutto l'abbraccio del sole.
Avevo neanche 15 anni che iniziavano le estati, con qualcuno del gruppo piu' grande che aveva la patente e si andava come fosse scoprire un viaggio alla fine del mondo, il viaggio alla sera al tramonto per vivere le notti d'estate del mare. Ho impresso come se fosse ora, l'odore di sigarette nel portacenere e nei sedili della macchina, il finestrino modello bambino dietro che non si apriva del tutto, magari era una Panda, o una Due Cavalli, o una Renault rossa sgangherata, il mangianastri che suonava Vasco, I Doors, i Led Zeppelin, Bob Marley, Santana.
Il casello dell' autostrada sembrava un valico della dogana, il biglietto di carta a volte serviva per un filtro, e si rullava..si rullava di note di canzoni, vecchi miti che neanche ci appartenevano, musica che pero' ci faceva sentire divini e poetici, invincibili e maledetti.
Le luci dell'autostrada e la linea di mezzo vissuti in una mezzora, quaranta minuti un po' psichedelici, con gli occhi rossi e battute a voler esagerare sempre, i pensieri per uno o per l'altro, l'importante era provare qualcosa di forte, che fosse il marocchino o la crema al whisky, la wodka o la maria, quello che veniva veniva..a me non importava neanche sapere il perche'. Seguivamo questi echi anni 70, neanche fossero stati quelli dei miei genitori; e quello che succedeva fino all'alba era di nuovo una strada psichedelica con tante ombre: le luci a intermittenza della discoteca fighetta, quelle a "faro" della disco freak, Le Indie per esempio..con gli "Ibizenchi" a ballare sui cubi, sudando tutte canzoni "maraglissime" tipo What is love? Baby i love you, no more. Io me ne stavo al bar a bermi il terzo gin&tonic facendo gli occhi dolci a qualcuno del gruppo e stando veramente male, di testa e di corpo..
Lo stacco al bagno delle donne, la musica che rimbombava di meno e chiudevi la porta al caos totale, l'odore di cesso, le piastrelle sporche di pennarelli indelebili, di rossetto rosso, di scritte cretine col numero di telefono della solita zoccola. Tutto sempre uguale, come una guerra di segni scostanti.
I biglietti omaggio solo/donna recuperati nei bar, per il Cotton club o per il Pineta, dopo il lungo bolgione dello Zouk, la folla di gente per migliaia di bicchieri di vetro con la cannuccia e non.
Le amiche che si vestivano carine col tubino nero, dalla fase hippy a quella dandy, e in spiaggia ci si arrivava a mezzogiorno con le facce sconvolte, i volti pallidi, la bocca ancora impastata a volte..
Qualcuno aveva casa dei genitori in affitto, altri la pensione, i piu' fighetti la barca, e una volta ho dormito in una piccola cabina, condivisa con quello che forse era il mio primo amore, senza saperlo.
Senza capire che quelle estati cambiavano la mia vita, che un bagno all'alba coi vestiti doveva essere il ricordo piu' bello della adolescenza, nell'infinita tenerezza, dei primi baci e del sesso fatto come una corsa in macchina, e tutto il mondo che nasceva in quell'alba.


16.6.14

Ode a maggio e giugno, in italia.

Ah come mi piace questo giugno, con il suo fresco dopo la pioggia, un tifone alle 3 di notte sopra Imola, una tempesta di lampi, la grandine come palline da tennis, giornate infuocate di caldo, nuvole sparse..occhi gonfi di lacrime e di gioia.
E che maggio, giorno al Lido, in un silenzio sovrumano..dietro al giardino vicino al ciliegio sbocciato lento al primo caldo, e i gelsomini esplodere dai balconi.
E anche l'amore lento.
Gli amici, che come il sole non mi hanno mai abbandonato, il mangiare bene, il tirare tardi, i tramonti cercati e in un tutt'uno a Venezia e la Giudecca.
Il tai chi, sopra i tetti della Guggenheim, gli spritz davanti alla laguna, il martini all' Excelsior e il mare, la luce che a strisce arrivava fino alle sedie di Otello, e baciava le bocche piu' belle, la nostra vita, piccola e sognata che vive di casualita'.
O vivendo in questo panico sensuale infinitamente leggero.


12.6.14

Imolandia

Che strana sensazione e' quella di ricompiere gli stessi gesti, sentire gli stessi odori, percorrere le stesse strade che hai solcato mille volte dopo un anno e mezzo in cui non l'hai fatto..
Sono arrivata per quell'evento che a Imola e' l'apice del "frullo"..Imola in Musica..nato da idee di amici circa 20 anni fa..
E' un po' la festa del paese, dove si vedono "cani e porci"tanto che invece, io non ho incontrato nessuno! Per me la festa e' iniziata a casa da mio fratello dove canti improvvisati accompagnati da chitarra, vino scadente e cori amatoriali sono all'ordine del giorno..con un mix di persone e di facce di una vita, che poi sono anche il tuo commercialista e la ex ventenne con cui andavi a Roma al caffe' della Pace a leggere poesie sognando l'amore infinito.
Sto nella casa in cui ho vissuto una decina d'anni con Andrea, vissuta  tra soggiorni lungi e brevi alternati alla Grecia ed altri molti posti; questa casa e' facile, ha tutti i ricordi belli, da fidanzati, coi regali delle nozze, 800 libri messi in ordine, un camino al centro della sala e le finestre che guardano le stelle al cielo. L'altra casa, quella di mio fratello, dei miei, dove ho vissuto un anno e' difficile da vivere, troppi ricordi, mancanze e grumi di lutti che non si sciolgono. Oltre che la polvere di un anno e mezzo, le ragnatele, i mobili e tutte quelle cose che non ho avuto il coraggio di buttare..Perche' magari erano in una foto di quando ero bambina, di un tutt'uno che era la mia vita prima della mia vita da adulta.
Poi gli incontri, quelli che ti riempiono il cuore di nostalgia, cose che hai pasticciato e sono finite male, persone importanti o facce che sono passate senza lasciarti davvero.
Poi si ripartira', almeno mi risparmio i fuochi d'artificio della festa del lungo fiume, quelli che di solito mi dicevano "siamo in quell'estate piena che puo' cambiare la tua vita". Mi annuso solo il profumo dei tigli questa volta, che di solito mi dicevano "fine della scuola". Passero' di nuovo dal centro tante volte, affianchero' il teatro, guardero' la luna e le stelle al fiume, come i ferragosto di tanti anni fa.
Cambiare aria davvero cambia il mondo, infatti qui ritrovo le stesse sensazioni, a volte di impotenza. Mi ci vorrebbe un bel giro in moto sui tre monti, e rubare le ciliegie agli alberi, sognare che cosa faro' da grande, guardare il tramonto da questi posti cosi miei come nessun altro posto al mondo, anche se allo stesso tempo li odio.
Non so perche' tutto si riempie e si sovrappone allo stesso modo come uno stampo solo un po' invecchiato..Che le parole non escono, quando anche a pochi metri da te e hai la possibilita' di cambiare le cose, ma si preferisce andare avanti per un'altra strada..
Girare le spalle e ritornare dall'altra parte del mondo..


22.8.13

Makria..


In un'altra vita io sono nata qui, respirando il cielo blu che si tuffa nel mare,galleggiando nel blu cobalto dell'Egeo tra un meltemi caldo e 
l'odore di mirto, da dove ho colto un fiore di zafferano una volta, dalla terra rossa e rovente come i miei pensieri solitari, che sfumono nel tramonto roseo e schiumano nel mare. 
Tra le pietre antiche ho solcato i miei passi, steso la mia tela, lasciato i miei pensieri al vento navigare in un mare infinito, ho veleggiato di istanti a gonfie vele, assoporato il profumo del mare e sulle labbra mi e' rimasto il sale dell'avventura e la grazia del sole e del calore. Questa notte di luna piena dove io immagino questo blu, questa notte e questo giorno, illuminato dalla luce e colorato dal tocco degli Dei, ah Grecia, come ti ho amato e quella finestra che apro in me per te e' davvero l'infinito..ti porto nel mio spettro d'anima, nei riflessi dei miei occhi, sognandoti ancora, e ancora.


18.6.13

Deja vu


E' stata Opera in the park sabato, musica per le mie orecchie insomma, o bagliore per i miei occhi e per i miei sensi, quell'aria da parco Tozzoni in una lunga estate calda, l'aria di Turandot e la Traviata le parole che conoscevo bene quasi come una canzone di Guccini, e come un concerto sul prato, stile woodstock perbenino, i ventagli come all'opera', i picnic di frutta e bicchieri di vino..i bambini, i cani,  i fiori di loto immobili a galleggiare sulle note di libiamo nei lieti calici e nel gaudio dell'amore!
Ero sicura si esserci gia' stata, stesso posto, stesso momento, a pensare ad un passato gia' compiuto e mai vissuto con altre note, e' il mio karma, che galleggia e si schiude al tramonto, sotto una luna calda e la luce tenue come quando ho visto Maria Lucrezia nascere, e se chiudo gli occhi e' lo stesso momento.

12.4.13

Quello che non...





E' arrivata la primavera..in Italia..Qui non fa differenza, a parte per quel giorno di equinozio, in cui la temperatura e' salita a 35 gradi, per qualche ragione astronomica che ignoro..E ancora piu' strano e' che a me e' venuta la malinconia e il torpore malinconico della primavera, misto al solito entusiasmo e saliscendi di gioia pazzia malinconia e amore...si mi manca un albero di peschi in fiore, la camp
agna con i rolloni di grano gialli, la via Emilia con le rose davanti alle viti, la sagra di Pentecoste, la sagra dei garganelli, dei tortellini e di tutti quei sapori di ex casa mia..
Prendere un caffe' con la schiumina al Grillo, sentire il gong dell'orologio alle 9 del mattino quando e' ancora fresco e il tramonto sui calanchi, beh, sarebbe un'altra vita..
Fare l'amore dopo una corsa in moto, ed io come un ciliegio che abbraccia la vite, nell'erba, tra i filari, quella gioventu' soffiata come un tarassaco al vento non piu' giallo, bruciata come un cannone al Diaterna, come una bolla di sapone delle mie vite bambine, parte di me, amori miei, perfette Viola e Penelope nella loro esistenza, mamma e babbo nel mio cuore, nei ricordi in campagna a Zello, sugli alberi a raccogliere i frutti, con un cane setter, e la mamma che sempre strappava i rami del fiore di pesco e li metteva in un vaso per giorni, e il profumo lo ricordo ancora..

16.2.13

Mio blu


Mio blu – dicevi -
mio blu.
Lo sono.
E anche più del cielo.
Ovunque tu sia
io ti circondo.


Ghiannis Ritsos

8.2.13

EPOCA...

Il Clan Destino a Faenza e' stata un'epoca per me, da quando ci andavo a scuola di fianco e dentro a imparare a fumare, a condividere e a progettare tavole per il Ballardini, ancora di fianco, al Mic con i cinesi per i workshop, a mangiare solo noi il giorno di chiusura artistici piatti, ma soprattutto con le mie amiche per le serate piu' grandiose e memorabili..parlando della vita in ogni nota..

Epoca e' un video girato al Clan da Dulcamara, e nei miei adorati e poetici calanchi, con le parole di un'epoca cosi' nostra, che non c'e' piu' e chi ci ha formati nel carattere e in questa poetica vita di cime di monti o di fumi bassi, di amori lasciati e di musica inebriante che ci faceva ballare, cantare e buttare fuori l'aria, ad aspettare al freddo,perche' sperare e illuderci ci faceva sentire vive e anche oggi e' lo stesso..e ci sono ancora le mie amiche..anche nel video!

20.12.12

Malafeeeeemmenaaaaa!!!


E a maggio ne arriva un'altraaaaaaaahhhhhhhh
Oh, facciamo il gineceo e bona le'...
Che meraviglia!!! 

26.11.12

Le mie malinconie..

Il cielo bianco d'inverno
Il cinema modernissimo all'aperto
Il campo da rugby prima della partita
La notte di capodanno a diciassette anni
Il vin santo prezioso
I jeans a campana, le clarks marroncine, il barbour marrone
I concerti di Guccini
La pioggia in piazza San Petronio
Le corse fino alla tazione di Bologna
I graffiti "Pea Brain" sui muri lungo la stazione di Bologna
La promessa di portarmi al mercatino di Santa Lucia
Le luci di Natale a forma di fiocco
Il fumo di sigarette e il fumo dei joint, l'odore dei joint
I discorsi dei vecchi nel bar
Il mare all'alba dopo una notte brava
Dormire stretti dentro una tenda
Dormire dentro una barca
Il fiume Diaterna nudi

I cinghiali che mangiavano dagli zaini e le scodelle da militare
Le nuvole che si muovevano e accorgersene
Il gioco di cosa sono le nuvole
La casa del Piratello e l'odore dei maiali, della vernice e dell'olio delle macchine
I libri di poesia di Campanotto
I giochi e i ricordi messi dietro al muro
Le foto incorniciate
Le mansarde e la luce che viene dai velux
Le lune piene nello stesso cielo
Il viaggio in Messico che non ho fatto
La neve al parco Europa
Il non seguire e il non restare
Aver fatto dubitare l'amore








13.8.12

IL MORO






Un uomo un mito, direi, ma come un mito a cui aspiro e sogno, più che altro è bello sentirlo amico.
Io che ne avevo sentito parlare a Faenza da quando ero al Ballardini, nella trasmissione di Philippe Daverio e amico di tanti amici, amico su facebook, e poi un giorno a Faenza lo incontro in mezzo alla strada mentre sto andando allo Zauli..
L'ho sempre paragonato al "Passatore" con la sua barbona ben curata i suoi occhioni neri da romagnolo doc e il suo immancabile toscano alla bocca..Uno che può anche incuterti timore a prima vista, ma che a me ha sempre dato quell'impressione di "babbo tenero" oltre che a tutto l'immenso di genio e fantasia che dalle sue mani e dal suo grande cuore sprigiona; lavori che tolgono la ragione alle cose: dei fiori di ceramica, delle catene spezzate arrotolate sull'argilla, forme rassomiglianti a ciò che vogliamo..infilzate come spiedini di carne, pesanti da mandare giù, ma leggeri da osservare e capaci di farti sognare.
Di smalti che pullulano di luci brillanti e di colori impensabili, colanti come miele in un biscotto fatto da mani che di argilla ne ha vista a milioni, la bottega vicino all'autostrada in cui lavora tutto il giorno, dall'altrettanto famoso Garavini. (Vicino alla balena nella rotonda) ..E non è Faenza un luogo magico?!
Ma il Moro ci invita a casa sua, dove ha creato un mondo altrettanto onirico e spettacolare, ma soprattutto accogliente, vissuto, artistico si, ma soprattutto un luogo fatto con tanto tanto amore.
Con la cura di un'opera d'arte ha costruito da un capanno di caccia, un castello di pietre solido e antiche, abbellito da ulivi greci, canne di bambù che lo circondano, un recinto di legno che mi ricorda un pò forte Apache e un pò un giardino zen, con fiori ora di ceramica ora di germogli accuratamente scelti, vicino ad un rio, come ogni incantata poesia..



L'orologio anni 50 di una vecchia stazione scandisce i punti cardinali di un galletto segnavento, con una vite che spunta sopra a un tetto! Con casette per i pipistrelli e ceramica che veste dal tappeto della piscina alla camera da letto, assieme a ricordi di un novecento campagnolo di cui io sento solo il profumo lontano, ma mi piace, mi fa sentire ancora una volta protetta da queste radici solide di ferri da stiro di ferro, setacci e seghe, slittini di legno, accette e maceti, che ne so..roba di un altro mondo!
Tre cani così diversi uno dall'altro, una compagna da 30 anni a dividere la vita con lui, in un opera che palpita e cresce come in tornio. Un tornio rosa e viola che gli regalò a vent'anni Augusto Betti*


Mani grandi il nostro Moro, capaci di contenere sogni e idee infinite, ogni pezzo della piscina posato da uno scarto di una prova di ceramica, per un effetto cangiante, scintillante, sfavillante nell'acqua e nella luce, assieme a ingranaggi di tempi moderni, pentole, ruggine e cotti antichi...un successo..uno spettacolo! Un sogno che ci fa dire, la vita è proprio questo, l'incredibile fantasia dell'uomo e la capacità di trasformare, riesumare e abbellire la vita stessa ...Grazie Moro!






7.8.12

MCZ

Museo Carlo Zauli, una poesia..questo piccolo cortile che si apre con il vecchio laboratorio, dal suo fascino industriale, storico, loft in cui il maestro lavorò per tutta la vita, non una semplice bottega faentina ma un luogo dove artisti di tutti il mondo si confrontavano e per tutto il mondo Zauli creava. Un giardino all'ombra del campanile di San Francesco, di un albero da cui












 Mathieu Mercier ha lasciato la  sua casa per uccellini di ceramica, appesa come un nido di immaginari infantili, dove Zauli e ancora Zauli verticali o sferiche, opere composte in più pezzi e 
assemblate, che puntano alla continuità..

Cosi ben curato ogni particolare che sembra che anche la luce sia messa al suo posto perfetto, sulle opere, sui muri di mattoni, sui forni impolverati e nelle cantine con la muffa di 30 anni fa,grandi mondi Faenza un altro mondo,il Giappone, la Cina, e Faenza dietro l'angolo.

Ancora artisti che si confrontano in quelle pieghe,con dei coriandoli di ceramica che estendono il momento della festa in cui si buttano a terra, essendo durevoli come porcellana,di luci anch'esse destinate a mutare ma con un opera a rimanere eterne, da neon da raspi d'uva sgranati come parole pesanti di poesia di porcellana, anche di uno stecchino assolutamente di ceramica che ricorda all'artista la fine della fame di suo padre in guerra,mondi vicini e così leggeri con una striscia di panna sempre in ceramica ai nostri 
piedi..









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