E' a Casetta di Tiara, che il poeta Dino Campana, incontrava la scrittrice Sibilla Alerano, un 'amore sopra ogni parola, sfida, follia e bellezza. E' sugli Appennini che Campana amava perdersi, tra i boschi e le montagne, e scrivendo la poesia che strappa il cuore e mangia terra come un amplesso consumato in un bosco.
Non so quanti nella vita abbiano avuto la fortuna di fare l'amore in un castagneto o tra i filari di vite, io so che la poesia di Campana, tra passi dove battono botte e passione per la natura e l'amore, mi fa sognare e desiderare. Desiderare la poesia come sempre un modo per cambiare il mondo, leggere la mia vita e quella di chi desidero, in una lettura di sentimenti a volte dolorosi e malinconici, desideri che non saranno consumati ma resteranno eterni.
La lunga relazione epistolare tra i due, continuò per molto tempo, ci sono documenti della Posta di Firenzuola che testimoniano oltretutto, la grande rapidità dei tempi in cui veniva consegnata, a Firenze a casa di Sibilla.
Fino a quando i due passarono 2 mesi interi insieme alla Locanda di Casetta.
Casetta era il fulcro di passaggio per chi si spostava da una vallata all'altra, la prima volta che Campana e Sibilla la risalirono, poichè giungevano dalle parti di Rifredo, toccarono la Badia di Moscheta e attraversarono la valle dell'Inferno.
C'è una famosa cartolina del luogo in cui Campana scrive all'Alerano e traccia un segno nel cielo raffigurato, scrivendo:"nos ètoiles" le nostre stelle. "Questo è il nostro cielo, le nostre stelle, l'orizzonte notturno nel quale si è consumata la nostra gioia."
Purtroppo la malattia di Campana, (era molto molto suonato) lo portò a interrrompere la relazione con Sibilla, ma grazie a questo scrisse la poesia più cruda e passionale, a mio parere di ogni tempo. Altrettanto Sibilla.
Dino Campana per Sibilla Aleramo:
In un momento
Sono sfiorite le rose
I petali caduti
Perché io non potevo dimenticare le rose
Le cercavamo insieme
Abbiamo trovato delle rose
Erano le sue rose erano le mie rose
Questo viaggio chiamavamo amore
Col nostro sangue e colle nostre lagrime facevamo le rose
Che brillavano un momento al sole del mattino
Le abbiamo sfiorite sotto il sole tra i rovi
Le rose che non erano le nostre rose
Le mie rose le sue rose
P.S. E così dimenticammo le rose.
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