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9.5.12
Monologo 25' ora Jomla
Fanculo alle bigotte vicine di casa che mi salutano con un sorriso e poi spettegolano con mia zia e tutte le altre comari imolesi che conosco da una vita.
Fanculo ai razzisti che non vogliono i bambini arabi in classe con mia figlia, che mandano i loro figli al Romeo Galli e alla scuola all'aperto e si sentono dei gran sboroni. Fanculo alla maestra che non rispetta la loro religione e li traveste da Re Magi.
Fanculo a chi mette l'immagine della Madonna come locandina di un bar, Fanculo alle arabe che fanno gruppetto al doposcuola e non mi considerano, Fanculo ai vecchi blasfemi al bar davanti al settimo bianchetto che sà di aceto da lontano.
Fanculo ai comunisti imolesi, che fanno finta di essere comunisti e guardano solo ai loro interessi. Fanculo ai fascisti che mi vogliono far sentir diversa dai comunisti e dai cattocomunisti.
Fanculo alle rotonde e al monumento e alla farsa di bla bla bla durata degli anni solo x guadagnarci loro.
Fanculo al cimitero e al comune di Imola che mi ha chiesto 40 mila euro x ristrutturare la mia tomba di famiglia con le loro aziende (ovviamente che iniziano x C) rosse baldracche, senza possibilità di reclamo se non una causa che dovrò pagare.
Fanculo all'ospedale d'Imola che ha rimandato visite, sbagliato esami, con personale ignorante e svogliato che si è scocciato alla richiesta di antidolorifici a malati di cancro, trattandoli come merde in padella.
Fanculo all'aliquota e all'IMu, Fanculo ai dipendenti Hera che non sanno niente e che mi danno sempre risposte differenti.
Fanculo agli ingegneri della Scmi..che fantasia...
Fanculo alla Coop che spaccia figurine ai bambini x 20 euro di spesa..comunisti disperati!
Fanculo che lavorate solo voi e andate in Cina a far le stesse cose ma spendendo un millesimo in manodopera togliendo il lavoro agli imolesi.
Fanculo alle promesse degli ex sindaci, che se stanno a Roma a pavoneggiarsi e poi da Otello fanno gli occhi da pesce lesso alle fighe di legno.
Fanculo alle luci di Natale che sembrano riciclate dalla festa dell' Unità dell' 86
Fanculo a quelle feste, dove si vedono cani e porci.
Fanculo alle corse all'autodromo e a quelle che non ci sono più, perchè quel rumore mi angoscia.
Fanculo ai fuochi d'artificio del lungofiume che mi ricordano solo tutta questa noia.
OGNI RIFERIMENTO A PERSONA, NOME O COSA è PURAMENTE CASUALE.
7.5.12
verme nella pancia
Mezcal, Ci vogliono 5-10 anni x maturare la pianta, raccoglierne tutte le foglie ed estrarne solo il cuore...Segue la distillazione. Come se x viverti, si aspettasse, x capire che non vuoi essere capito e tra le foglie e l'ombra delle foglie distillo i miei pensieri.Verme nel fondo della pancia, che mastica mastica.
Tequila bum bum come a 18 anni ed era una gara dura ad armi pari, e di nuovo pancia e odore di tequila.
23.3.12
La Milanosi
Eccoci io e Keren in una gita a Milano da ragazze single e spensierate, solo che io non sono single e Keren non è spensierata, ma ogni tanto ci vuole, dopo che 1 non dorme una notte intera da 4 anni e mezzo perchè i bambini piangono e l'altra sempre in giro x il mondo a diventar famosa. Ma che stress però, ci vuole un giretto frivolo, sentirsi come a 20 anni, a fare shopping nella via dello shopping e ad un opening di una mostra di un pittore ungherese vicino di casa a Budapest.
Mi è piaciuto svegliarmi col pensiero che per un giorno non avrei cambiato pannolini, cucinato la pappa diversa per tutti, sclerato mille volte per questo e quello in disordine, mentre accompagnavo le bimbe dai nonni scorrevo il guardaroba mentalmente,pensavo se mi sarebbero entrati ancora alcuni tubini dei primi anni del millennio, sono vecchia per certe minigonne e ho l'andazzo da mammina col passeggino; mi è passato davanti un gatto nero, e al semaforo rosso-tric, mi sono voltata x vedere chi c'era di fianco, e c'era il solito imolese che andava a fare il suo lavorino del cavolo..Quanto sono fortunata ho pensato.
Siccome l'organizzazione del treno toccava a me, ho scelto quello regionale e non i freccia rossa argento, che costano una quaresima, quindi 4 ore e mezza per fare tante chiacchere!!! E siccome l'organizzazione della sistemazione toccava a Keren, hotel di gran lusso, minimal, nuovo di pacca tutto di design..e offre Keren...che classe..
Unica pecca dell'albergo, che lo sciacquone tutto di design continua a perdere acqua e lo scorrere è molto rumoroso, di quei rumori che ti tengono svegli a tortura lenta, cinese, e dalle 2 alle 3 di notte Keren lo sfida a colpi di mano, gliele suona per bene e gli dice:" O io o tu, scarico del caXXX"
Vicino alla stazione, vicino al Pirellone dove è la mostra (Keren ancora non ci crede che si chiama così), gran lustro di critici, signore milanesi bene, presidente di quello e quell'altro, e io mi sono già fatta 3 flute dello champagnino offerto alla vernissage, con patatine rancide.
Il tipo più interessante oltre che il pittore, davvero bravino, mi è piaciuto il suo lavoro, il suo amichetto sempre ungherese dagli occhi blu. Discorsi, spiegazioni, saluti e convenevoli, ma è sempre bello conoscere gente nuova anche se capisci che fare un mostra in un posto così vuol sempre dire fare una cosa politica, o se ti va peggio dar via il c*** a qualcuno, e allora cosa centra l'arte con la politica e tutto questo? Nessuna voglia di cambiare il mondo, allora. Tanti bla bla, i maledetti soldi, vendersi l'anima, ma l'anima no, non va in carriera.
I phone e google map, chat con milanesi che conosci solo su facebook e chiedi consiglio su dove passare la serata, perchè intanto il pittore e la clac non ti hanno invitato al dopo vernissage, come magari sperava Keren x dare ancora qualche biglietto da visita e farsi conoscere anche lei, che ormai dà biglietti da visita anche ai tassisti! é una grande, ed è brava a farsi conoscere, io rimango un'artista di priovincia, come tanti nella mia città, perchè ancora non riesco a vendermi come quelli famosi, bisogna esser capaci, accettare altri compromessi e forse a me non piacciono e ho la fortuna di poter restare nel limbo degli artisti viziati.
E' bella Milano la sera, le sue luci, il traffico, il cielo non di stelle ma di favelle, nei palazzi liberty di una volta, con grandi finestre, con i soliti venditori di rose, che sembran proprio rose fresche e mai appassite, rosse come un rossetto di moda; i tacchi a spillo e le Prada, vere, e finte, le modelle dell'est, le prostitute dell'est, i ristoranti con la cotoletta e quelli con il kebab, e la globalizzazione di cui non possiamo fare a meno. Scegliamo ovviamente Brera, il quartiere dell'arte e dei turisti e delle cose di cui non possiamo fare a meno, perchè siamo 2 artiste un pò viziate, e ci piacciono le cose fatte x bene, come un localino trendy specialità mozzarelle in tutte le sue versioni, pizza al forno a legna e ovviamente cocktails! Mi piace che anche qui tutto è fresco, come da Moschino dove ti fanno il frullato seduta stante e niente è di seconda mano, non buttato lì a caso, non con un rum del supermercato, e allora parto: Mojito 1 Mojito 2 Mojito 3, sono mesi che non esco da sola con una mia amica, e marzo è un bel mese di fine molto freddo inverno; ecco che parlo come Keren, anche quando non è ubriaca, e anche se è uno sciocco mercoledì, c'è tanta gente fuori, non fa freddo e ho il cappottino vintage anni 70, e le mie Prada 1 comprate a ventidue anni, Keren quello ha il suo cappotto di cavallino e un vestito nero!
Quando sono in un posto a mangiare non posso fare a meno di guardare gli altri tavoli e immaginarmi le situazioni e le storie, e quando sono al Mojito 2 inizio a chiere, mi parte la parlantina e devo sapere i fatti degli altri; ecco di fianco a noi ci sono un vecchio e un ragazzo belloccio con l'accento francese che parlano in inglese, il vecchio ha l'accento italiano e allora inizio a far conversazione: Il giovane ordina il vino e io gli dico: guarda che qui il MOjito è buonissimo, così mi spiegano tutto, è una cena di lavoro il vecchio è divorziato e il giovane ha 3 figlie che mi fa vedere nell'i phone..ahh menomale, sto più tranquilla, li vedevo come una coppia gay dove il giovane era infelice e doveva sottostare al vecchio acido genovese e avaro. Poi io mi faccio passare per la p.r. di Keren e dico loro che è una grandissima pianista e come fanno a non conoscerla, mentre alcuni le hanno appena chiesto l'autografo, io ho la mia corazza d'oro anti mosconi che è la mia fede al dito e non c'è bisogno di nient'altro, giusto stare in questo mondo,in un bel locale a Milano, Italy! E noi che ci divertiamo con poco, tipo come a 20 anni a dire tutte le frasi finendo in OSI...ed è una figatosi!
Mi è piaciuto svegliarmi col pensiero che per un giorno non avrei cambiato pannolini, cucinato la pappa diversa per tutti, sclerato mille volte per questo e quello in disordine, mentre accompagnavo le bimbe dai nonni scorrevo il guardaroba mentalmente,pensavo se mi sarebbero entrati ancora alcuni tubini dei primi anni del millennio, sono vecchia per certe minigonne e ho l'andazzo da mammina col passeggino; mi è passato davanti un gatto nero, e al semaforo rosso-tric, mi sono voltata x vedere chi c'era di fianco, e c'era il solito imolese che andava a fare il suo lavorino del cavolo..Quanto sono fortunata ho pensato.
Siccome l'organizzazione del treno toccava a me, ho scelto quello regionale e non i freccia rossa argento, che costano una quaresima, quindi 4 ore e mezza per fare tante chiacchere!!! E siccome l'organizzazione della sistemazione toccava a Keren, hotel di gran lusso, minimal, nuovo di pacca tutto di design..e offre Keren...che classe..
Unica pecca dell'albergo, che lo sciacquone tutto di design continua a perdere acqua e lo scorrere è molto rumoroso, di quei rumori che ti tengono svegli a tortura lenta, cinese, e dalle 2 alle 3 di notte Keren lo sfida a colpi di mano, gliele suona per bene e gli dice:" O io o tu, scarico del caXXX"
Vicino alla stazione, vicino al Pirellone dove è la mostra (Keren ancora non ci crede che si chiama così), gran lustro di critici, signore milanesi bene, presidente di quello e quell'altro, e io mi sono già fatta 3 flute dello champagnino offerto alla vernissage, con patatine rancide.
Il tipo più interessante oltre che il pittore, davvero bravino, mi è piaciuto il suo lavoro, il suo amichetto sempre ungherese dagli occhi blu. Discorsi, spiegazioni, saluti e convenevoli, ma è sempre bello conoscere gente nuova anche se capisci che fare un mostra in un posto così vuol sempre dire fare una cosa politica, o se ti va peggio dar via il c*** a qualcuno, e allora cosa centra l'arte con la politica e tutto questo? Nessuna voglia di cambiare il mondo, allora. Tanti bla bla, i maledetti soldi, vendersi l'anima, ma l'anima no, non va in carriera.
I phone e google map, chat con milanesi che conosci solo su facebook e chiedi consiglio su dove passare la serata, perchè intanto il pittore e la clac non ti hanno invitato al dopo vernissage, come magari sperava Keren x dare ancora qualche biglietto da visita e farsi conoscere anche lei, che ormai dà biglietti da visita anche ai tassisti! é una grande, ed è brava a farsi conoscere, io rimango un'artista di priovincia, come tanti nella mia città, perchè ancora non riesco a vendermi come quelli famosi, bisogna esser capaci, accettare altri compromessi e forse a me non piacciono e ho la fortuna di poter restare nel limbo degli artisti viziati.
E' bella Milano la sera, le sue luci, il traffico, il cielo non di stelle ma di favelle, nei palazzi liberty di una volta, con grandi finestre, con i soliti venditori di rose, che sembran proprio rose fresche e mai appassite, rosse come un rossetto di moda; i tacchi a spillo e le Prada, vere, e finte, le modelle dell'est, le prostitute dell'est, i ristoranti con la cotoletta e quelli con il kebab, e la globalizzazione di cui non possiamo fare a meno. Scegliamo ovviamente Brera, il quartiere dell'arte e dei turisti e delle cose di cui non possiamo fare a meno, perchè siamo 2 artiste un pò viziate, e ci piacciono le cose fatte x bene, come un localino trendy specialità mozzarelle in tutte le sue versioni, pizza al forno a legna e ovviamente cocktails! Mi piace che anche qui tutto è fresco, come da Moschino dove ti fanno il frullato seduta stante e niente è di seconda mano, non buttato lì a caso, non con un rum del supermercato, e allora parto: Mojito 1 Mojito 2 Mojito 3, sono mesi che non esco da sola con una mia amica, e marzo è un bel mese di fine molto freddo inverno; ecco che parlo come Keren, anche quando non è ubriaca, e anche se è uno sciocco mercoledì, c'è tanta gente fuori, non fa freddo e ho il cappottino vintage anni 70, e le mie Prada 1 comprate a ventidue anni, Keren quello ha il suo cappotto di cavallino e un vestito nero!
Quando sono in un posto a mangiare non posso fare a meno di guardare gli altri tavoli e immaginarmi le situazioni e le storie, e quando sono al Mojito 2 inizio a chiere, mi parte la parlantina e devo sapere i fatti degli altri; ecco di fianco a noi ci sono un vecchio e un ragazzo belloccio con l'accento francese che parlano in inglese, il vecchio ha l'accento italiano e allora inizio a far conversazione: Il giovane ordina il vino e io gli dico: guarda che qui il MOjito è buonissimo, così mi spiegano tutto, è una cena di lavoro il vecchio è divorziato e il giovane ha 3 figlie che mi fa vedere nell'i phone..ahh menomale, sto più tranquilla, li vedevo come una coppia gay dove il giovane era infelice e doveva sottostare al vecchio acido genovese e avaro. Poi io mi faccio passare per la p.r. di Keren e dico loro che è una grandissima pianista e come fanno a non conoscerla, mentre alcuni le hanno appena chiesto l'autografo, io ho la mia corazza d'oro anti mosconi che è la mia fede al dito e non c'è bisogno di nient'altro, giusto stare in questo mondo,in un bel locale a Milano, Italy! E noi che ci divertiamo con poco, tipo come a 20 anni a dire tutte le frasi finendo in OSI...ed è una figatosi!
11.2.12
Io ti vivo così, con un tuo vestito dipinto tanti anni fa, quando avevi la mia età, il mio taglio di capelli, gli spigoli del mio viso, l'espressione della tua felicità, la tristezza e la malinconia di viscere come le mie, del dono che mi hai dato..la vita. La mamma con cui litigavo tutti i giorni, la carezza e la protezione di quando mi hai accudito tutte quelle volte da piccola, in cui mi hai accompagnano a scuola, regalato i vestiti più belli per le occasioni speciali, sono stata nella tua pancia e questo legame non si dissolverà mai, e per questo, che sento così tanto la tua mancanza, in ogni gesto e parola e giornata che scorre e corre piena di avvenimenti in cui manchi. Eri bellissima e io ti ricordo così, come me stessa a 34 anni, nel '68 a vendere foulard di seta a batik dipinti da te, a Parigi con la tua 500 blu insieme a tuo fratello, a dipingere a Piratello dove quando passo sento ancora l'odore dei cipressi, dei cachi, della resina, poi sento le campane della chiesa dove ti sei sposata col babbo, dei vostri funerali sempre lì, dei fiori di campo gialli come i miei colori che sprigionano vita tra le sterpaglie, le viti secche, il rosmarino che avevate piantato e i rottami di una macchina americana del nostro caro Lamberto. La nonna amava lui e amava te come non sono mai riuscita ad amarti io, forse solo i genitori possono amare totalmente, mentre i figli non ci riescono quasi mai; quasi mai ti ho detto che eri tutto per me, quasi mai sono riuscita a salvarti dalla tua solitudine nello startene sempre in casa davanti alla tv negli ultimi 2 anni senza il babbo, quasi mai ti ho reso fiera di me come avresti voluto, e non sono riuscita a tenerti la mano quando te ne sei andata..Soffrivi così tanto in quel letto di ospedale, tu il tuo cuore già fragile, non ha retto, forse per benedizione, di non dover subire la stessa umiliazione della malattia, la stessa di tuo marito, le stesse illusioni di aspettative di vita con veleni che ti avrebbero cambiato la bellezza in cui poi sei andata. Allora forse meglio così, senza aver combattuto inutilmente, senza volerci disturbare avevi detto, perchè noi eravamo già troppo impegnati, ma io avrei rifatto tutto, ma tu non hai voluto rifarmelo passare..
Fu in quel dolore
che a me venne l’amor!
Voce piena d’armonia e dice
Vivi ancora! Io son la vita!
Ne’ miei occhi è il tuo cielo!
Tu non sei sola!
Le lacrime tue io le raccolgo!
Io sto sul tuo cammino e ti sorreggo!
Sorridi e spera! Io son l’amore!
Tutto intorno è sangue e fango?
Io son divino! Io son l’oblio!
Io sono il dio che sovra il mondo
scendo da l’empireo, fa della terra
un ciel! Ah!
Io son l’amore, io son l’amor, l’amor
E l’angelo si accosta, bacia,
e vi bacia la morte!
4.11.11
KRISI
Atene in questi giorni e nei giorni scorsi era x me come al solito un sogno ad occhi aperti..quel sogno di dieci anni fa che continuava a camminare x le stesse strade..Aiuli, Apollonos, Athinas..il bazar dei pachistani, i tappeti dei rom,i trolley in ritardo e la gente gentile che mi fa un sorriso appena mi gurarda negli occhi..i neri che con le loro prada lv ne fanno sacchi e scappano appena vedono i pulotti con il mitra e il caffè frappè..la storia del debito pubblico arrivato a pesare su tutto e la signora di fronte a me a urlare ekaton ekaton..cento di qua cento di là..io non ce li ho..ma proprio per questa aria di crisi che tutto si avvicina tutti si avvicinano nel ritornare a casa e stasera da sola, come raramente mi sono davvera goduta l'aria mite di sempre come quando ero sola davvero e piena, la gente nel tram aprirsi e chiudersi la musica a syntagma..i cani abbaiare alle macchine..100 taxi e dieci macchine e cammino un pò in crisi, col mio tallone d'Achille sempre dolente, che sanguina d'inchiostro e di pathos..
20.4.11
14.3.11
a grande richiesta...una volta al mese! Keren!

Ohhhh la Keren è sicuramente la mia amica più famosa! quasi come la Pausini eh! e non viene da un paesello romagnolo, ma dal bellissimo Israele, da Tel Aviv, affacciata sul mare.
E non è un mare che ci divide, non è un sogno che ci lega, ma un incontro casuale tra tante persone sotto lo stesso Otello di equivoci e passioni.
Allora c'era uno specchio che io chiamavo internet, da cui si vedeva passare quasi tutta la città, facce che ogni giorno continuo a vedere e di alcuni, a volte temo incontrare, come il Leo trasporti,che una notte ci inseguì con un bastone, come il James ci chiedeva le sigarette o un Rana.
E in mezzo a tutta quella gente che passava e ripassava, ho incontrato lei che come altri è restata in quello specchio e oltre.
Me la ricordo con il viso di porcellana, bianca come la neve e d'ebano i capelli e proprio come una principessa ma dagli occhi esotici..
Che non era una come tante si vedeva subito, no figa di legno, no con le marche degli anni 90, ma total black, di giorno e di notte, di mattina e di pomeriggio...
Il suo appartamento all'ultimo piano di un palazzo vecchio in centro mi faceva sognare, come anche il suo suonare e il mondo sopra ad una stanza. Mi presentava i suoi amici "strani" e io le presentavo i miei amici "strani", a Imola eravamo assortiti come dei cioccolatini dai gusti diversi e dei bon bon giapponesi, Io, te, A. e f. più il giapponese travestito e i vecchi blasfemi del centro..
Baricentro della follia, del pensare fuori ad ogni schema, della tua camminata da sono sempre in ritardo e inciampererò in qualcosa, i tuoi shampoo da shampoo ogni sabato e i tuoi occhi di velluto.
Ogni volta che aprivi bocca mi facevi sorridere, e capita ancora...capita che il suono della tua voce sia come la nota più bassa o più alta del tuo Stainwain,il tuo accento è d'eco e sei bella come una dea Greca, e si che il tuo padre da quella terra s'incamminò. Mi fa morir dal ridere perchè le tue battute sono la tua pura spontaneità, nell'essere incerta se vuoi un caffè o un aperitivo e cambi idea per 20 volte...Quando la domenica ci trovavamo a mangiare un vassoio intero di pasticcini della Rocca e a parlare dei nostri sciagurati amori.
E la festa del tuo addio a Imola credo se la ricordino anche i muri, svuotato casa, quel loggione di un teatro di alieni, le scale pieni di gente di ogni tipo, perchè ti era fatta voler bene dalla vicina pizzeria in cui andavi in ciabatte, dalle banche anche se andavi in rosso e dai tuoi amici che saran sempre la tua famiglia imolese.
Quasi quasi sembravamo un circo però, un pò la donna cannone, l'uomo con 2 teste (di capelli), e il collezionista di Prada..
Sembra passata l'adolescenza l'infanzia e la vecchiaia con te, quando andavamo in roller x la città, al mare fino a mattina, al cinema la domenica, e in casa di Franci a parlare di tutto come fosse una vita.
Non ti dimentichi mai di noi, anche se suoni con Zubin Metha o sei a Ny sulla 5 strada..Ci fai sentire speciali...Amo il tuo appartamento che sembra il rifugio postatomico, che sia in Via Emilia o a Budapest, e tutte le tue note galleggiare per la tua brillantissima anima, amo i tuoi quadri e tutti i colori che imprimi con la tua forza disarmante, nonostante parli sempre sottovoce e poi dici sempre...no no niente..
Mi chiami sorella da sempre, e ne sono onorata, è vero siamo le sorelle contorte di un circo di evenienze...love u my twisted sister!
23.2.11
17.2.11
5.2.11
30.1.11
29.1.11
Apro e chiudo
immagine dal sito:http://www.artsblog.it/galleria/biennale-di-venezia-2009-ii/2Qualche imolese di buono c'è, qualcuno che mi fa sognare intendo, non 1 ma due, e 1 su due era anche un film girato a Imola..
Un re che invece di toccare e trasformare in oro, tocca e fissa dura la ceramica..Un catastrofico ironico mondo sezionato e assemblato a un più probabile senso della fantasia.
Amo i tuoi incessanti ritmi vita, e per questo un rifiuto può essere un monumento, e una medicina scaduta è un'occasione persa di un tempo diverso tra me e mia figlia, tra te e avrei voluto conoscerti in un'altra vita.
Da piccoli quando andavamo in Sardegna con la Taunus che a me sembrava la macchina della polizia americana, si me l'immaginavo bianca a strisce blu scuro, allora il finestrino di dietro si apriva solo per una metà, non era rotto era"antibambino" allora mi dava quel senso di impotenza, d'ingratitudine verso la bellissima deserta vita che scorreva, odiavo quei campi bruciati, i Nuraghi, il caldo cocente da indiani e l'anti miraggio dell'asfalto sull'asfalto...presente quella staccia di fuoco che appare e scompare..
Adesso posso aprire i finestrini quanto voglio e sentire la musica di dentro e di fuori, adesso non passerai necnhe più un semaforo senza immaginare di vedere un miraggio accompagnarci per strada, un angelo, violentare i miei riflessi.
9.1.11
3.1.11
2.1.11
MY FATHER..

Il mio babbo era nato il 2 gennaio 1943, di sette mesi, quasi per miracolo da sua madre che aveva più di 40 anni....Mia nonna Gemma che era del 1901 e morì nel 1991..Il babbo di mio babbo era del 1890 e rotti..e morì giovane dopo una ferita di guerra, che il mio babbo era solo un bambino (no la matematica non è il mio forte, ma più o meno è così)
Se ci fosse lui, il mio babbo, mi darebbe tutte le coordinate giuste, e, quanto ci teneva alla perfezione, ci correggeva sempre a noi, e lui era sempre eccellente per le date, la memoria storica, il suo collezionismo maniacale per i ricordi, le foto, le date...con mia mamma che invece incasina tutto come una tombola che spara numeri a caso, ho anche il dubbio che non abbia detto alle onoranze funebri la data giusta del decesso, essendosi confusa, come sempre, fra giorno, notte, prima o dopo mezzanotte, e io purtroppo ero in ospedale e i cartelli erano già appesi...Quanto sorrido, se penso che lui dal cielo scuotendo la testa esclami: Tiziana, non era il 20, ma il 21...
A mio babbo piacevano la numismatica, la matematica, la letteratura, la fantascienza, la storia, la fede, la vita in una maniera incredibile.
Si era laureato nel 68, dal 69 aveva lavorato per la banca d'America e d'Italia, poi a Imola, fino al 2000.
Era stato ufficiale nell'esercito, sapeva giocare a carte a scacchi a backgammon..gli piaceva tutto quello che era matematico, logico, razionale, colto...
Io non sarò mai come te, ma mi basta avere avuto te..
Tu che a 16 anni sei andato a Bologna per il tuo primo concerto, e ti sembrava un viaggio eccezionale, come me quando io andai a vedere Guccini nella stessa piazza, tu che andasti in Grecia per il tuo viaggio di nozze e io per il mio matrimonio, tu che vedesti le olimpiadi di Roma del 60 e Gassman a teatro, mentre sognavi me che sognavo di fare l'attrice anni dopo, tu che eri partito per Madrid con un amico per vedere Bosh, e ti affascinavi come me a cercare l'incantesimo, la magia e l'esoterismo di ogni cosa volata nei nostri occhi purtroppo o per fortuna..
Quante cose che eri, e per questo purtroppo eri tutto, ed era tutto per te, come lo è ancora..
Buon compleanno babbo, per sempre sarai qui con noi, nel tutto di tutto.
"Questo Corpo è quello di un uomo che non ha riprodotto il padre per incosciente obbedienza, ma l'ha riprodotto attraverso la tragedia per cui il padre stesso aveva riprodotto a sua volta il suo, cioè nella sua condizione eterna di figlio: perciò questo Corpo è il mio." Pier Paolo Pasolini.
31.12.10
UN UOMO

L'unico modo per non soffrire è non amare, che nei casi in cui non puoi fare a meno di amare sei destinato a soccombere.
-- Oriana Fallaci
dal libro "Un uomo"
20.12.10
Alla mia Penelope

Pepe questo è per te, che tra poco è Natale e sarai battezzata, e ti voglio raccontare il miracolo di come sei venuta al mondo:
Era appena iniziata l'estate del 2009, l'estate più brutta della mia vita, in cui ogni giorno andavo all'ospedale a trovare il mio babbo, il tuo nonno che non hai mai conosciuto, un babbo che mi ha dato tanto, un'amore senza richiesta, e un mondo d'amore che raccontava un mondo di straordinarie parole, di migliaia di libri che aveva letto e di milioni di cose che ogni giorno mi insegnava; dai trucchetti matematici, alla filosofia greca, ad una canzone di De Andrè, alla barzelletta sentita in piazza. Mi dava tutto senza che me ne accorgessi...E questo io voglio essere per te.
E' nella malattia e nel dolore, quando ci si ferma a pensare alla vita, che ci si sente come nuvole al vento, le guardi con la consapevolezza che svaniranno nella luce, sono così perfette e magnetiche, ti riportano all'infanzia, a quell'inizio della vita..
E quando si nasce, quando tu sei nata, tutto si chiude e si ricomincia daccapo a vivere.
Non parlo di nuvole o di aria fritta, mi dica qualcuno se non devo credere alla speranza e nei miracoli, quando un anno prima che tu nascessi mi hanno trovato un nodulo al seno, quando il mio babbo aveva terminato la chemio e tutto gli andava bene; solo un genitore può augurarsi di morire al posto del figlio, e quella preghiera del prendi me si è avverata, come ad un tratto io ero guarita e tu eri di nuovo malato.
Quei lunghi mesi in ospedale ci hanno trasformati tutti in nuvole nere dalle piogge incessanti e in quegli istanti di attesa e di rabbia, tu, piccola Penelope sei nata nella mia pancia, facendo crescere un sogno.
I giorni passavano ancora lenti e annebbiati e anche tu avevi smesso di crederci, l'embrione che eri sembrava non potesse farcela a crescere e più di una volta ha minacciato di andarsene, fino a quel giorno, in cui l'ho detto al mio babbo, il momento più difficile della mia vita, uno dei pochi in cui eri lucido fino in fondo e non intontito dalla morfina, quel momento così difficile, perchè sapevamo tutti e due che non saresti mai riuscito a vederla, quel momento che mi ha fatto sentire la bellezza del dolore.
Quella notte mi hanno ricoverato, perchè sembrava ti stessi perdendo, ma abbiamo lottato e sei rimasta, quella notte lui se n'è andato, per lasciare il posto a te, fino a quando non aveva trovato il modo giusto per salutarci, tra gli stenti e il calvario non se n'era andato, l'ha fatto quando era in pace, con la lucidità di un sogno. Che nuvole sono le vite..
Come secondo figlio ho avuto più facilità a tirarti fuori nel mondo...durante il travaglio ho cantato l'opera sotto la doccia e ho spinto nell'acqua, 4 ore di dolore che trascendevano l'amore e la bellezza, per un tuo piccolo pianto e due occhietti che illuminavano il mondo, ed ora so cos'è l'inferno e cosa il paradiso.
So che ogni nostro giorno è illuminato dalla luce dei tuoi occhi e dalle persone che abbiamo amato, e sento ogni giorno questa sensazione.... di essere amata da Dio...
18.12.10
pro e contro


Ragioni per NON lasciare Atene:
La luce il sole
la gente fuori fino a tardi ogni giorno
I souvlakia
gli amici cari
i tetti e gli orizzonti
L'Acropoli
il bazar del venerdi
Ragioni per cui sono pronta a lasciare Atene:
Non dover bagnare i capelli ogni volta per fare la doccia
Poter gettare la carta igienica nel water
La merda dei piccioni
Bere un caffè decente (nonostante io ami il caffè greco)
Niente più mammà preoccupata (scioperi e rivolte un giorno si un giorno no)ovvero 3 telefonate al giorno
L'immondizia nelle strade tipo Napoli
il mio studio
24.6.10
REDENTORE..


Lenti pomeriggi di caldo estenuante e tramonti di velluto su questa laguna appoggiata sul mare, è il giorno del Redentore, ogni barca e gondola si prepara addobbata con ghirlande, lanterne e lucine per sfilare nella notte della festa e dei fuochi, la basilica del Redentore alla Giudecca innalzata nel 1577 per ricordare la fine di una terribile pestilenza, si raggiunge in pellegrinaggio dopo un ponte di barche lungo 330 metri..
Ogni anno salici piangenti di luci pirotecniche si riflettono nel bacino di San Marco come un caleidoscopio..
Mi sono tagliata i capelli e i ciuffi sembravano sirene nell'acqua; abbiamo guardato tutto dal Lido, come nella finestrina che c'è a Bologna in via delle Moline, solo che il mare ci si è aperto davanti agli occhi illuminando le case, le barche e i sogni davanti ad un mondo..
In ogni barca si consumava la cena con specialità veneziane di ogni genere, quanto avrei voluto essere in una di quelle, e vedere l'isola da un'altra isola era come abitare nel mare..
Quando scoppia il primo fuoco l'emozione salta al cuore, ogni sguardo illuminato di un bambino si respira come avesse le branchie,si quieta la rabbia, anche se a Viola gliene poteva fregare di meno e urlava di voler scappare a casa..Quanti pensieri scorrono in quegli attimi lenti tra una luce e un ciocco..
Quel caldo perdurante non se n'era andato proprio fino a quel momento, quella lacca sulla pelle che tiene addosso anche i pensieri più scaltri, quella tua ergastolana scrittura sulla pelle, di marinaio, di Corto Maltese sfuggente come una montagna li,; ho continuato a seguirla nel rosso di uno spritz fino a quando il ghiaccio non si scioglieva e ne diventavo vittima, l'acqua sciolta risaliva ancora quel bicchiere e ne sentivo l'odore, dell'acqua alla gola.
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ogni osa è illuminata
24.11.09
Martini Cocktail (da un'idea di un'amica)

QUESTI POST SERVIRANNO DA GUIDA PER COLORO CHE VORRANNO GUSTARE UN BUON MARTINI COCKTAIL IN GIRO PER IL MONDO, A COMINCIARE DAL LUOGO, DAL SAPORE, DALLA QUALITà DEL GIN ADOPERATO.
IMOLA, Italy, BAR OTELLO
Qui ho scoperto il martini cocktail, nel 1998, quando Antonello, che allora gestiva il bar, consigliò a me, Keren, Andreino e Francesco di provare questo cocktail per eccellenza, e rigorosamente con gin Bombay Sapphire.
La storia vuole che il primo amore non si scordi mai, e da sempre preferisco il Bombay a tutti gli altri gin, che ha un gusto fruttato, speziato, al palato secco e morbido. Ovviamente il martini dry serve solo da risciacquo per i bicchieri gelati,e ogni altro modo in cui viene preparato il martini è solo una pessima e stucchevole imitazione. ( il M.C. con il martini dry shakerato è veramente vomitevole)
Antonello ha lasciato l'eredità alle cortigiane Elvira e Veronica, la prima dal look total black ma con un sorriso dolce, e l'altra da residuo discotecaro e marittimo anni 80, a voi il giudizio, io credo che con il sorriso di Elvira si sfiori la perfezione del cocktail.
Il tutto servito da eccellenti snack, anche se le olive non sono sempre le migliori, quelle spagnole di basso costo anzichè le greche o pugliesi verdi, di ottima qualità.
3 bicchieri martini, su una scala di 4.
prezzo 7 euro
ISOLA DI SALINA (GLOSSA) Sicily, DA GASTONE
Il luogo è magico e l'atmosfera altrettanto, l'unica idea che ti viene in mente, guardando il mare sui colori dei tramonto é: ci manca solo un martini cocktail ghiacciato; Ma considerando che quel luogo è famoso in tutta la Sicilia e il continente per le granite siciliane, ottime veramente, Il nostro cocktail preferito prende una piega dolciastra e a macchia d'olio, purtoppo il ragazzetto sgallettante, fa si, il gesto di sciacquare il bicchiere, ma troppo velocemente da lasciarne sul fondo una quantità sgradevole al palato, da petroliera in gergo, e finisce che l'oliva è anch'essa unta dalla scatola di latta, nonostante la qualità eccellente.
Perdoniamo il giovane (bono come il pane) bartender stagionale con voto 2 bicchieri, salvato dall'aria mediterranea e salata che ha dato un sapore anacronistico e surreale al tempo di un imbrunire di cielo.
Con me in questo viaggio martini: Cic, Fede e Fabio
Coming soon: M.C. ai piedi del vulcano di Stromboli, isola di Alicudi servito da minorenne, New York New York..
24.10.09
IL POSTO IN CUI VIVERE
E’ da anni che cerco il posto ideale in cui vivere tutta la vita, e sempre più fortemente mi assale l’idea che questo posto non esista, e, con molta retorica, credo si trovi solo in noi stessi.
Da che la ricerca e il viaggio siano le poche cose della vita a renderti vivo.
Assieme all’idea e alla voluttà di cambiamento, un posto o un cibo che cambia sempre di sapore, come un’aria, una stagione, una possibilità.
Da 10 anni ritorno in Grecia perché è come una calamita di ferro nella tiepidezza dell’aria. Il paradosso dell’esistenza.
La scoperta della metropoli poi ha insinuato in me milioni di presupposti per continuare sempre una strada diversa.
Si, perché la metropoli è come un organismo vivente, dalla facciata grigia ma dai sotterranei palpitanti, da sempre ispira poeti, artisti, girovaghi. Purtoppo invece la provincia è un organismo morente.
Il caos della metropoli a me assomiglia alle onde del mare e di notte sono sicura di essere cullata da queste scosse d’acciaio e di percorsi.
La scia delle auto la sera, mi ricorda l’aurora delle isole che hanno colori impensabili, anche se purtroppo sono colori d’inquinamento..
Ma è il mondo in cui vivo, la città in cui palpito e cammino. Sempre pensando di essere in un altro posto, con qualcun altro, e una persona diversa da me.
Le mie moltitudini giocano con le calche e le marree dai mille disegni sulla battigia, secondo dopo secondo.
Un secondo eravamo a Vienna nel silenzio, con la neve che scendeva dal rumore ovattato, dal gelo che faceva come perdere i sensi, di dove fosse una strada, un’auta sepolta, un cartello per la stazione sudbanoff.
Avevamo l’opera di fianco, per due mesi potevamo sentire le arie in tedesco di liriche famose.
E il pane nero e ogni grasso per rotaie gelate continuavano il viaggio. Assieme alla sensazione di grande freddo.
Il fuoco in casa e le finestre a specchio dei vicini, le luci e l’odore di carne ribollita.
Siamo su una strada del mio immaginario come la steppa russa, stiamo andando a Budapest dove un varco che pare un autogrill molto misero è in realtà un change per i fiorini, o forint…
Da che la ricerca e il viaggio siano le poche cose della vita a renderti vivo.
Assieme all’idea e alla voluttà di cambiamento, un posto o un cibo che cambia sempre di sapore, come un’aria, una stagione, una possibilità.
Da 10 anni ritorno in Grecia perché è come una calamita di ferro nella tiepidezza dell’aria. Il paradosso dell’esistenza.
La scoperta della metropoli poi ha insinuato in me milioni di presupposti per continuare sempre una strada diversa.
Si, perché la metropoli è come un organismo vivente, dalla facciata grigia ma dai sotterranei palpitanti, da sempre ispira poeti, artisti, girovaghi. Purtoppo invece la provincia è un organismo morente.
Il caos della metropoli a me assomiglia alle onde del mare e di notte sono sicura di essere cullata da queste scosse d’acciaio e di percorsi.
La scia delle auto la sera, mi ricorda l’aurora delle isole che hanno colori impensabili, anche se purtroppo sono colori d’inquinamento..
Ma è il mondo in cui vivo, la città in cui palpito e cammino. Sempre pensando di essere in un altro posto, con qualcun altro, e una persona diversa da me.
Le mie moltitudini giocano con le calche e le marree dai mille disegni sulla battigia, secondo dopo secondo.
Un secondo eravamo a Vienna nel silenzio, con la neve che scendeva dal rumore ovattato, dal gelo che faceva come perdere i sensi, di dove fosse una strada, un’auta sepolta, un cartello per la stazione sudbanoff.
Avevamo l’opera di fianco, per due mesi potevamo sentire le arie in tedesco di liriche famose.
E il pane nero e ogni grasso per rotaie gelate continuavano il viaggio. Assieme alla sensazione di grande freddo.
Il fuoco in casa e le finestre a specchio dei vicini, le luci e l’odore di carne ribollita.
Siamo su una strada del mio immaginario come la steppa russa, stiamo andando a Budapest dove un varco che pare un autogrill molto misero è in realtà un change per i fiorini, o forint…
10.10.09
Articolo Diario Messaggero
Tra la luce e la bellezza del caos
Caterina e Andrea scrivono da Atene
09/10/2009
Caterina Minganti e Andrea Nanetti, due imolians a pieno titolo, ci scrivono da Atene, dove si trovano con la piccola Viola. E la loro famigliola sta per ampliarsi...
m.ad.m.
«La nostra storia comincia nel 1999, quando da ’morosi’, coltivavamo l’interesse per la cultura ellenica, la storia dell’arte e il senso del viaggio. Andrea stava finendo il dottorato in storia bizantina ed era già stato ad Atene per quattro anni come borsista dell’Ateneo di Bologna e della fondazione Onassis; alla fine di quell’anno io visitai per la prima volta quella terra tanto sognata, tra Kerkira, Atene, le Cicladi e il Peloponneso, dove abbiamo istituito la scuola Meduproject di greco moderno.
Trovai subito un feeling speciale con questa terra: la sua lingua dai suoni come liriche cantate, la sua luce accecante e quell’atmosfera mediterranea di pace e di cicale che cantano sugli ulivi. Decisi immediatamente di chiedere l’Erasmus all’Accademia di Belle Arti che frequentavo, e nelle tre scelte in Europa che potevo presentare scrissi tre volte: Atene Atene Atene.
Così arrivai in questa città meravigliosa e unica, dispersa nei sobborghi vicino alla grandissima strada che portava al vecchio aeroporto e al mare; avevo affittato tramite un annuncio Erasmus una stanza nel quartiere di Agios Dimitrios, lontano dal centro, un autentico quartiere popolare greco.
Dividevo la casa con un’irlandese e una parigina, colleghe dell’Accademia di Atene che si trova nella strada verso il Pireo.
Da subito imparai un diverso modo di vivere, di concepire una città: non era più il centro di Imola con le solite persone, le stesse facce che vedevo mille volte e che il più delle volte schivavo, forse perché eterni testimoni dei miei sogni mai realizzati... Perché ’andare’ vuol dire provarci, con coraggio, sacrifici, andar via significa volere sempre di più, e non terminare mai quel viaggio di ricerca, quel sogno.
Percorrevo per la prima volta strade enormi, guardavo le luci di milioni di finestre e di balconi da cui spuntavano sempre un sorriso, una musica, un bouganville, da quel clima meraviglioso che resta per tutto l’anno. Notai fin dall’inizio i modi greci, a volte un po’ maleducati con le automobili, con i taxi, ma di una cordialità estrema con i turisti, gli italiani in particolare, come un senso di ammirazione, e poi la spiritualità di certe signore che si fanno il segno della Croce ad ogni chiesa che incontrano, il rigirare dei ’komboloi’ tra le dita di ogni buon greco, gesti di cultura orientale che hanno un senso unico per ogni persona, che tra le dita passano come una promessa o un proposito.
Una metropoli come Atene ha tutto quello che ogni altra metropoli possiede: i musei, i teatri, i bar più alla moda, il design, i negozi, la cultura ma, in più, Atene ha tantissime altre bellezze: la più bella è mantenere le sue tradizioni, le antichità ovviamente, ma anche certi quartieri dai profumi orientali, stesi come tappeti da quelle case senza tetti con gli impianti solari che luccicano riflessi nella luce. Lo strano assemblaggio di tutto, i mega cartelli pubblicitari, il bianco, lo sporco, gli alberi imbrattati con la calce. E poi il mercato comunale, la Pasqua greca che esplode di fuochi d’artificio, di luce tramandata e scambiata a ogni candela con parole come ’Cristo è risorto - è la verità’. Con gli agnelli arrosto in ogni strada, le uova colorate di porpora e la musica rebetika.
Nel 2003 abbiamo deciso di sposarci nell’isola di Syros con rito cattolico greco, in mezzo a due montagne da cui si vede il mare. Due montagne che scandiscono i canti ortodossi, l’incenso, le icone bizantine e la chiesa cattolica di San Giorgio, ma ancora una volta ’una faccia è una razza’, perché la Pasqua viene festeggiata insieme. Dopo dieci anni dal mio passaggio, il caos rimane e non si ferma mai, i clacson assordano, i venditori ambulanti urlano tra l’odore acre di carne e di pesce, e ogni volta ho sempre voglia di ritornare, per viverci qualche mese e sentirmi anch’io greca, in armonia, persa e alienata nel caos, tra migliaia di persone, di storia, storie, luce, eternità.
Così ogni anno cerchiamo di fare combaciare i nostri lavori con la Grecia, Andrea come storico, e io da artista.
Andare via ci insegna a vivere nella totalità, a ritornare e a riscoprire le nostre radici. Certo, amo molto la mia città, nel senso della famiglia, degli amici e dei luoghi a me cari, come il fiume, Faenza, e la vicinanza alle bellissime città italiane, ma ho sempre voglia di cambiare, di sentire questi gusti diversi dalla solita minestra al ragù. Ci piace fare colazione alla greca con pomodori e olive, mangiare le viscere alla brace a Pasqua, bere il caffè col fondo e l’ouzo come aperitivo se siamo qui e, in ogni luogo, quello che è di quel luogo.
Ci piace stare in cima all’Acropoli all’ora del tramonto e vedere il cielo che si fa rosa, sia lì o dal nostro balconcino, sia a Imola, ad Atene, o in tutti i posti in cui abbiamo vissuto in questi anni: siamo stati all’Università di Princeton per tre mesi, e a New York dove ad Andrea è stata offerta una ’global distinguished professorship’ in studi medievali. Bambini permettendo speriamo di usufruirne almeno per un trimestre l’anno.
Da ogni finestra in cui ci ritroviamo facciamo progetti sui lavori futuri, sui percorsi, sulle ricerche, passando da Venezia, dalla Sicilia, Vienna, Roma, Budapest, e un giretto nella nostra campagna imolese guardando la bellissima villa Muggia o uno dei posti che nel mio immaginario mi dà nostalgia, come il viale Dante, e l’architettura razionalista; ma niente manca, perché tutto ritorna prima o poi, con la vita dei figli che continuano i nostri sogni.
I contatti Erasmus mi hanno permesso di realizzare due mostre importanti in Grecia, a Syros e a Sparta e tuttora continuo a lavorare come pittrice, a fotografare e a scrivere su Atene...
Al momento Andrea insegna storia bizantina nell’Università americana e io sto realizzando il mio progetto di un corso di educazione artistica per bambini, ispirandomi al metodo Munari.
Questa è la nostra vita da imolians...
Caterina e Andrea».
31.7.09
§ FAby

la Faby è una gran sborona! Si, è una sburissima..c'ha la moto, i tatuaggi, i capelli lunghi bellissimi e c'ha tutti i rimedi anticellulite, antirughe, anticaduta, antimacchie, antipanico, antiruggine, antisettici. Perchè lavora e vende su internet integratori alimentari, per una ditta di 2 palestrati mezzi americani un pò freaks nella campagna di Cotignola, assieme a un cane di razza boxer super viziato che soffre di diarrea, e quando i frekkettoni sono in giro la faby se ne deve occupare.
La Faby è di Casola Valsenio e ci tiene molto alle sue origini montanare, paesane, folcloristiche.
Passione totale per la fotografia, la moto, i viaggi, la vita...i gioielli freak,(ha avuto un negozio a Faenza per anni)
VIZI E VIRTù: in ordine
FUMO, ALCOOL, SESSO, DROGA, ROCK&ROLL (in misure consentite dalla legge)
DOLCEZZA, FORZA INTERIORE, BELLEZZA, ILARITà, PRECISIONE, SENSIBILITà, (in misure non quantificabili)
La sua festa preferita non è Natale o capodanno, ma il ritrovo degli speleologi, lei non è una speleo, ma gira tutta Italia (a volte con la Cami e la Fede) per le loro feste pazze; pare che questi omoni organizzino dei ritrovi da vichinghi, con falò, cinghiali alla griglia, alberi della cuccagna, una gran baracca, e il gioco preferito di Faby è essere catturata da quei sandroni, farsi versare la birra nell'ombelico da cui poi possano bere...ma questi forse erano i vecchi tempi..
Fino alla rovina più totale anno 98? Nel camper anni 60 della Fede dove per poco non la perdevamo piegate in mutande a stracciare l'impossibile..
E' felicemente fidanzata con Ivan il terribile (romantico)...
Sulla Faby, si può sempre contare! Love
28.6.09
I MIEI AMATI APPENNINI
E' a Casetta di Tiara, che il poeta Dino Campana, incontrava la scrittrice Sibilla Alerano, un 'amore sopra ogni parola, sfida, follia e bellezza. E' sugli Appennini che Campana amava perdersi, tra i boschi e le montagne, e scrivendo la poesia che strappa il cuore e mangia terra come un amplesso consumato in un bosco.
Non so quanti nella vita abbiano avuto la fortuna di fare l'amore in un castagneto o tra i filari di vite, io so che la poesia di Campana, tra passi dove battono botte e passione per la natura e l'amore, mi fa sognare e desiderare. Desiderare la poesia come sempre un modo per cambiare il mondo, leggere la mia vita e quella di chi desidero, in una lettura di sentimenti a volte dolorosi e malinconici, desideri che non saranno consumati ma resteranno eterni.
La lunga relazione epistolare tra i due, continuò per molto tempo, ci sono documenti della Posta di Firenzuola che testimoniano oltretutto, la grande rapidità dei tempi in cui veniva consegnata, a Firenze a casa di Sibilla.
Fino a quando i due passarono 2 mesi interi insieme alla Locanda di Casetta.
Casetta era il fulcro di passaggio per chi si spostava da una vallata all'altra, la prima volta che Campana e Sibilla la risalirono, poichè giungevano dalle parti di Rifredo, toccarono la Badia di Moscheta e attraversarono la valle dell'Inferno.
C'è una famosa cartolina del luogo in cui Campana scrive all'Alerano e traccia un segno nel cielo raffigurato, scrivendo:"nos ètoiles" le nostre stelle. "Questo è il nostro cielo, le nostre stelle, l'orizzonte notturno nel quale si è consumata la nostra gioia."
Purtroppo la malattia di Campana, (era molto molto suonato) lo portò a interrrompere la relazione con Sibilla, ma grazie a questo scrisse la poesia più cruda e passionale, a mio parere di ogni tempo. Altrettanto Sibilla.
Dino Campana per Sibilla Aleramo:
In un momento
Sono sfiorite le rose
I petali caduti
Perché io non potevo dimenticare le rose
Le cercavamo insieme
Abbiamo trovato delle rose
Erano le sue rose erano le mie rose
Questo viaggio chiamavamo amore
Col nostro sangue e colle nostre lagrime facevamo le rose
Che brillavano un momento al sole del mattino
Le abbiamo sfiorite sotto il sole tra i rovi
Le rose che non erano le nostre rose
Le mie rose le sue rose
P.S. E così dimenticammo le rose.
Non so quanti nella vita abbiano avuto la fortuna di fare l'amore in un castagneto o tra i filari di vite, io so che la poesia di Campana, tra passi dove battono botte e passione per la natura e l'amore, mi fa sognare e desiderare. Desiderare la poesia come sempre un modo per cambiare il mondo, leggere la mia vita e quella di chi desidero, in una lettura di sentimenti a volte dolorosi e malinconici, desideri che non saranno consumati ma resteranno eterni.
La lunga relazione epistolare tra i due, continuò per molto tempo, ci sono documenti della Posta di Firenzuola che testimoniano oltretutto, la grande rapidità dei tempi in cui veniva consegnata, a Firenze a casa di Sibilla.
Fino a quando i due passarono 2 mesi interi insieme alla Locanda di Casetta.
Casetta era il fulcro di passaggio per chi si spostava da una vallata all'altra, la prima volta che Campana e Sibilla la risalirono, poichè giungevano dalle parti di Rifredo, toccarono la Badia di Moscheta e attraversarono la valle dell'Inferno.
C'è una famosa cartolina del luogo in cui Campana scrive all'Alerano e traccia un segno nel cielo raffigurato, scrivendo:"nos ètoiles" le nostre stelle. "Questo è il nostro cielo, le nostre stelle, l'orizzonte notturno nel quale si è consumata la nostra gioia."
Purtroppo la malattia di Campana, (era molto molto suonato) lo portò a interrrompere la relazione con Sibilla, ma grazie a questo scrisse la poesia più cruda e passionale, a mio parere di ogni tempo. Altrettanto Sibilla.
Dino Campana per Sibilla Aleramo:
In un momento
Sono sfiorite le rose
I petali caduti
Perché io non potevo dimenticare le rose
Le cercavamo insieme
Abbiamo trovato delle rose
Erano le sue rose erano le mie rose
Questo viaggio chiamavamo amore
Col nostro sangue e colle nostre lagrime facevamo le rose
Che brillavano un momento al sole del mattino
Le abbiamo sfiorite sotto il sole tra i rovi
Le rose che non erano le nostre rose
Le mie rose le sue rose
P.S. E così dimenticammo le rose.
25.6.09
OGNI COSA è ILLUMINATA
La vita è l'arte più difficile...
Sono giorni strani, quasi di luna piena, onnivori, caparbi, sonnolenti. Volevo parlare di arte in questo post, ma poi parlo parlo sempre di me, e forse non vi è differenza tra ciò che si vuole esprimere e la propria esistenza. Si è così. Ritornerò a me stessa.
Ho scelto la mia vita, in una miriade di colori, tra bozze infinite e scarabocchi, trovando sempre un disegno stabilito e studiato, in me stessa e nella ricerca. Voglio provare ogni cosa, ma ho fatto una promessa a me stessa e ho fatto una promessa a Dio. Mio padre è l'unico che sa sempre tutto, sa ogni cosa, ed io da quando son nata vedo ogni cosa illuminata quando la dice lui. A mia figlia può insegnare tante cose, potrebbe se solo avesse tempo, è una cosa illuminata e straziante la vita, e devo lasciarla andare e non essere egoista, e tenermi la luce rassicurante di mio papà, ma a dire il vero non la riesco ad immaginare una vita senza di lui. Lui che sa tutte quelle cose, ed anche oggi in ospedale nonostante fisso alla tv, per medicine da bomba mi ha corretto sulle cariatidi dell' Acropoli, e mi ricordavi il sorriso arcaico di una pietra, ed anche se ti hanno tolto mezzo fegato, mezzo intestino e mezzo polmone non ti hanno tolto mezzo cuore, e anche se le metastasi ora sono al cervello, mi ricorderai sempre tutti i miei sbagli e le mie ragioni. Grazie a te io credo nella vita e sento la spiritualità stringere le tue ancora bellissime mani. Ti piacerebbe la mia vita, anche quella che vivo come un libro, che sogno e desidero, in un rapporto che va al di là di tutto e della vita, come solo tu mi hai insegnato, con rispetto e amore infinito.
Sono giorni strani, quasi di luna piena, onnivori, caparbi, sonnolenti. Volevo parlare di arte in questo post, ma poi parlo parlo sempre di me, e forse non vi è differenza tra ciò che si vuole esprimere e la propria esistenza. Si è così. Ritornerò a me stessa.
Ho scelto la mia vita, in una miriade di colori, tra bozze infinite e scarabocchi, trovando sempre un disegno stabilito e studiato, in me stessa e nella ricerca. Voglio provare ogni cosa, ma ho fatto una promessa a me stessa e ho fatto una promessa a Dio. Mio padre è l'unico che sa sempre tutto, sa ogni cosa, ed io da quando son nata vedo ogni cosa illuminata quando la dice lui. A mia figlia può insegnare tante cose, potrebbe se solo avesse tempo, è una cosa illuminata e straziante la vita, e devo lasciarla andare e non essere egoista, e tenermi la luce rassicurante di mio papà, ma a dire il vero non la riesco ad immaginare una vita senza di lui. Lui che sa tutte quelle cose, ed anche oggi in ospedale nonostante fisso alla tv, per medicine da bomba mi ha corretto sulle cariatidi dell' Acropoli, e mi ricordavi il sorriso arcaico di una pietra, ed anche se ti hanno tolto mezzo fegato, mezzo intestino e mezzo polmone non ti hanno tolto mezzo cuore, e anche se le metastasi ora sono al cervello, mi ricorderai sempre tutti i miei sbagli e le mie ragioni. Grazie a te io credo nella vita e sento la spiritualità stringere le tue ancora bellissime mani. Ti piacerebbe la mia vita, anche quella che vivo come un libro, che sogno e desidero, in un rapporto che va al di là di tutto e della vita, come solo tu mi hai insegnato, con rispetto e amore infinito.
IL PALIO AL RIONE BIANCO


« Udite, Madonne e Cavalieri de' turriti castelli della Val d'Amone, delle piane ubertose di Romagna, genti terriere et genti forastiere.
Accorrete alla tenzone ch'ogn'anno si corre nel dì di Santo Pietro. Dalla Porta del Ponte et Montanara, dalla Porta Imolese et Ravegnana e da Durbecco, dame e cavalieri, armigieri e balestri muoveranno, alte portando le insegne dei Rioni, per disputar sul campo della giostra l'ambìto Palio, ch'a vincitor compete. E voi, Madonne, festeggiate i cavalieri ch'a all'incontro giostreran da prodi non meno di colui che lauro conquisterà nella contesa.
Alti volteggieran nel vento, d'abilissimi alfieri, gli stendardi et scalpitar di destrieri e balenar d'acciari, rinverdiranno i fasti della città manfreda. »
(Il Banditore chiama i Rioni "a singolar tenzone")
La settimana del Palio finisce con una cena propiziatoria, cena medioevale a lume di candela solo per gli abitanti del Rione, in segno di buon auspicio e augurio.
I 5 rioni della città si sfidano audacemente e pieni di fierezza a suon di colori, bandiere, fazzoletti indossati durante tutta la settimana; quando ero alle superiori al Ballardini, io forestiera da Imola, e sentivo parlare di schieramenti e di Rioni, non credevo che anche le mie amiche così contemporanee e alla moda vivessero queste tradizioni popolari: invece, con mio stupore e ammirazione sfoggiano e si immergono in questa bellissima atmosfera.
La donazione dei ceri, per la patrona della città. La Beata Vergine delle Grazie, cui musici e sbandieratori donano ceri illuminati nella sera, davanti alla cattedrale nella bellissima piazza come un quadro di De Chirico.
Il ragazzo di Fabiola è un rionale sfegatato, mi ha veramente commosso il suo ardore per il Rione! Il suo volontariato ogni sera allo strappo dei numeri per la tavolata, alle sfilate degli sbandieratori, alla musica che dedica, col suo "live in Durbecco"..
Un'altro avvenimento legato al Palio è un'altra festa a me molto cara con tanti ricordi: La Not de' bisò, il vin brulè bevuto nel tradizionale bisò, tazza di ceramica, aspettando la mezzanotte del 5 gennaio, per bruciare il Niballo, vestito coi colori del Rione vincitore dell'anno precedente, e brucia scaramantico scaldando la sfida. Di ogni nostra vita.
Come Ivan ha ben descritto nei sui post, e nelle foto: "Fierezza di costanza borghigiana,ecccocii.... e voi di là dal ponte..il cielo abbraccia chi cerca gloria..."
(foto di Fabiola Tagliaferri)
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