Per andare a Venezia dal Lido, ovviamente: Fermata Sant'Elena con i suoi alberi spezzati dalla tromba d'aria di giugno, coi bambini che giocano a palla, il chiosco dei gelati un pò retrò, i cani a passeggio, e per lo più, veneziani. Fermata Biennale, col quella tinta di rosso Valentino e il font bianco Verdana, con i suoi milioni di turisti, artisti, curiosi, girovaghi, folli. Fermata Giardini, con il suo inconfondibile odore di gelsomino, le statue nelle aiuole e le barche a vela nel cielo azzurro. Fermata San Marco, con la colonna gemella portata in Grecia, e quella col leone che aprono un sogno, nei fori del Palazzo scintillante, delle cupole dorate e del campanile tra le nuvole. Rialto e il suo stucchevole ponte, tra i gondolieri in cerca di turisti e il solito magnifico mercato del pesce; com'è diversa ogni stazione e ad ogni fermata la gente che sale, che scende, che si spinge e che guarda dal finestrino, che fotografa, che si illumina guardando il mare, che s'inquieta aspettando di scendere, che ci lavora ogni giorno sciogliendo e legando una corda al palo, annunciando le fermate con l'accento veneziano, e coi motori che si arrestano e rimbombano facendo a pugni con l'acqua; e quei gabbiani, che seguono le scie, che ci volano sui tetti che ci prendono in giro con i loro versi, e si sente l'odore del mare.
Ma la cosa più bella è guardare il su e giù dei vaporetti visti dal Lido, ultima stazione e poi i cambi per le altre isole..
Giro dietro alle bocche del'Arsenale per andare a Murano, sotto il sole e il mare più aperto, a petto nudo come un marinaio a fianco, tra un gasometro che mi ricorda tanto Atene e i film di Ozpetec,
E' un sogno... Che ci sei sù o ci stai fuori.


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