Translate

2.5.09

LA POESIA VISIVA

Si può dire che io sia cresciuta a pane e poesia, o meglio, a pane, conformismo e poesia, i miei genitori sono tipi abbastanza tradizionali, anche se la mia mamma dipingeva e il babbo, dottore in economia e commercio si è sempre interessato alla letteratura, all'arte (classica) all'esoterismo, allo sport, e praticamente a tutto. Ma quando sono nata nel settembre del 1977, mio zio Carlo Marcello Conti, il grande poeta, cominciava la sua avventura come editore, a Piratello la casa dei miei nonni, dove oggi ho il mio laboratorio d'artista. E la poesia incominciava con me, con mia cugina Ezra ( ! ) e un' infanzia bucolica tra le suore dell'asilo e un artista pazzo che periodicamente lo zio e la famiglia ci portavano in visita al laboratorio e alla fiera di Bologna. Ogni anno era l'emozione, da principio d'infanzia, di volare su le scale mobili, di ridere per gli artisti vestiti in modo particolare, di riconoscere una prima diversità nell'identità delle persone, che non erano più come mamma e babbo, e che ogni parola, visione, percezione, poteva avere un altro senso. Arte fiera, portava un soffio di mondo e di grandezza alla mia piccola vita di provincia, tra Piratello e Imola. Vedevo per la prima volta i disegni di Schifano, i segni di Capogrossi, i tagli di Fontana, e capivo che oltre la carta, la tela, e il mondo, si poteva andare oltre, e soprattutto oltre a ciò che vedevamo. Le parole, i libri scelti meticolosamente da mio zio, e la loro conseguente vendita, solo per la maledettissima questione dei soldi, perchè altrimenti era solo poesia, ogni gesto della nostra vita; e di parole ne ho lette, privilegiando i grandi classici e la poesia totale; ma sempre grazie a quel mito dello zio Carlo, ho scoperto da 15 anni in qua la POESIA VISIVA, e anche se molte volte lascio in disparte questa breccia del mio spazio, penso che la poesia visiva sia parte di me come la pittura o la fotografia, ma a volte ne sono gelosa, la tengo per me e voglio che non diventi di moda e rimanga la mia intima arma segreta per cambiare il mondo, dachè l'arte da sempre cambia il mondo per la sua capacità di far vedere le cose in un altro modo..E sono convinta che è l'unico modo per cambiarlo.
Ma per quelli che non hanno avuto mio zio e un mondo come il mio spiego: (da Wikipedia):
La poesia visuale, anche detta poesia visiva, nasce da tutte quelle sperimentazioni artistiche e letterarie compiute in modo diagonale nel clima della nuova avanguardia degli anni sessanta e anni settanta del XX secolo.
L'intreccio tra la scrittura e l'immagine, tra la parola e il segno iconico hanno origini molto antiche.
Tra la parola che designa l'oggetto e la traccia che lo disegna c'è un forte legame e già gli australiani aborigenii del nord pensavano che fosse impossibile potersi rapportare con il mondo senza possedere un'immagine mentale di ciò che ci circonda e senza formularla con un linguaggio grafico o pittorico.
Costoro infatti avevano l'abitudine di dipingere la preda prefissa su una roccia prima di andarla a cacciare per poter apprendere la consapevolezza di essa tramite l'atto della figurazione...
...E ora non resta che guardare, e leggere in un altro modo, se potete, se volete, se l'amore riesce ad andare oltre la pagina scritta, il bordo, il confine, lo stato, il tracciato.
http://www.exibart.com/profilo/eventiV2.asp?idelemento=26991
(questo è il link di una collettiva mia e di altri artisti a Bologna al circolo Sesto Senso in via Petroni)
p.s. Anche l'esame all' Accademia con l'intellettuale Sandro Sproccati mi fu fatale, e un 24 su quel libretto poteva essere anche un 2 per quel niente che sapevo sull' oceano della P.V...e non si finisce mai d'imparare..

Nessun commento: